SECRETARIUS GENERALIS
DE FORMATIONE
C.SS.R.
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Beato Domenico Metodio Trčka (1886-1959)
 
 
Decreto di Martirio per cinque Redentoristi
Casa natale di Trčka in Moravia
Visita el Sito:
www.trcka.nfo.sk

Il 24 aprile 2001, alla presenza del Santo Padre, è stato promulgato il Decreto di Martirio per cinque Redentoristi, quattro Ucraini ed uno Ceco.

Il Ceco, Beato Domenico Metodio Trčka nasce il 6 luglio 1886 a Frydlant nad Ostravici, in Moravia, ora Republica Ceca. Nel 1902 si unìsce ai Redentoristi e nel 1903 ha inizio il suo noviziato.Fa la sua professione il 25 agosto 1904. Completati gli studi, viene ordinato a Praga il 17 luglio 1910.

Dedica i suoi primi anni di sacerdozio a predicare le missioni parrocchiali. Nel 1919 viene mandato a lavorare fra i greci-cattolici prima nella zona di Halic, in Galizia, poi in Slovacchia, nell'Eparchia di Prešov, dove svolge un'intensa attività missionaria. Nel marzo 1935 viene nominato dalla Congregazione per le Chiese Orientali visitatore apostolico dei monaci di San Basilio a Prešov e Uzhorod. Quando viene fondata la vice-provincia di Michalovce, Padre Trčka diventa vice-provinciale il 23 marzo 1946. Inizia il suo zelo per fondare nuove case e formare giovani Redentoristi.

Chiesa Redentorista in Michalovce
Viene seppellito dapprima nel cimitero della prigione, ma dopo la liberazione della Chiesa greco-cattolica, il 17 ottobre 1969 i suoi resti vengono trasferiti nell'area Redentorista del cimitero di Michalovce.

Il 4 novembre 2001 il Papa Giovanni Paolo II proclama il Padre Domenico Metodio beato.
(Testo revisato  da www.cssr.com, edizione propria)

Isolamento per un canto natalizio
Beato Mykolay Charnetsky (1884-1959)

Mykolay Charnetskyi nasce in una grande e pia famiglia di agricoltori il 14 dicembre 1884, nel villaggio di Semakivka, nell'Ucraina occidentale. Mykolay è il primo di nove figli. Riceve la sua educazione elementare nel villaggio di Tovmach, poi entra nel ginnasio S. Nicola a Stanislaviv (ora Ivano-Frankivsk).

Mykolay scopre la sua vocazione al sacerdozio in tenera età e ben presto dichiara la sua intenzione di diventare sacerdote. Nel 1903 il vescovo Hryhoriy Khomyshyn lo manda a Roma per studiare. Durante la breve visita di Charnetskyi in Ucraina, il vescovo lo ordina sacerdote il 2 ottobre 1909. P. Mykolay fa poi ritorno a Roma per continuare gli studi, e vi ottiene il dottorato in teologia.

Dal 1910 P. Charnetskyi è professore di filosofia e di teologia dogmatica al seminario di Stanislaviv. E' anche Direttore spirituale dello stesso seminario. Ma nel profondo del cuore anela alla vita monastica. Pertanto, nell'ottobre del 1919 entra nel noviziato di Zboiska vicino a Lviv, e l'anno dopo, il 16 ottobre 1920, professa i voti di Redentorista.

Pieni di desiderio di operare per la riconciliazione dei cristiani e di convertire il popolo ormai spiritualmente abbandonato, nel 1926 i Redentoristi della Provincia di Lviv fondano un centro missionario a Kovel nella regione di Volhyn. Poiché Padre Charnetskyi è un missionario ardente, viene mandato in quel centro. Ben presto si merita un enorme rispetto da parte della popolazione locale e perfino quello del clero ortodosso. Padre Mykolay apre un monastero ed una chiesa a Kovel, e si impegna al massimo per preservare la purezza del rito liturgico orientale. Nel 1931, il Papa Pio XI prende atto dell'opera devota di Padre Charnetskyi e lo nomina vescovo titolare di Lebed e Visitatore Apostolico per i cattolici ucraini delle regioni di Volhyn e di Pidliashsha. Queste regioni divennero il campo dell'attività di P. Charnetskyi per circa 14 anni, prima in qualità di missionario, poi come vescovo.
Charnetsky professore
Primo vescovo ucraino Redentorista
Come primo vescovo ucraino Redentorista fin dall'inizio della sua attività sperimenta la persecuzione. Durante l'occupazione sovietica dell'Ucraina occidentale nel 1939, i Redentoristi sono costretti a lasciare la regione di Volhyn, ed il vescovo Charnetskyi si trasferisce a Lviv nel monastero Redentorista di via Zyblykevycha (ora Ivana Franka).

Alla riapertura dell'Accademia Teologica di Lviv nel 1941, il Vescovo Mykolay diventa professore di filosofia, psicologia e teologia morale della facoltà. La sua calma, fondata su una fede forte ed imperturbabile, il suo spirito di ubbidienza e di preghiera, sono per gli studenti un buon motivo per considerarlo un sant'uomo. Il Vescovo Mykolay Charnetskyi rappresenta per loro la figura esemplare del monaco e della persona virtuosa.

Condannato a dieci anni di prigionia
Nel 1944 le truppe sovietiche penetrano nella Galizia per la seconda volta. Ha così inizio la via dolorosa del vescovo Charnetskyi. L'11 aprile 1945 viene arrestato e tenuto nella prigione della polizia segreta sovietica in via Lonskoho. Il vescovo vi soffre varie afflizioni: interrogatori nel cuore della notte, bastonate crudeli e torture varie. Poi viene trasferito a Kiev, dove subirà un altro anno di sofferenze - fino a quando il suo caso non verrà portato davanti alla corte. Il Vescovo Mykolay Charnetskyi viene condannato a dieci anni di prigionia per il crimine di essere un "agente del Vaticano". Trascorre questo termine insieme al Metropolita Yosyf Slipyi, prima nella città di Mariinsk nella regione di Kemeroc (Siberia), poi in alcune altre prigioni.

Secondo fonti attendibili, durante il periodo della sua prigionia (dal suo arresto a Lviv nell'aprile 1945 fino al suo rilascio nel 1956), il Vescovo Charnetskyi subisce in tutto 600 ore di torture ed interrogatori, e vive la sua prigionia in 30 prigioni e campi vari. Malgrado tutte queste sofferenze, il vescovo riesce sempre a trovare una parola di consolazione per i suoi compagni prigionieri. Li conforta moralmente e li conosce tutti per nome. Non stupisce il fatto che il vescovo Charnetskyi fosse così popolare fra i prigionieri: era per loro l'unica fonte di consolazione.
600 ore di interrogatori e torture
Beato martire della fede cristiana
Beato Vasyl Velychkovskyi (1903-1973)

Vasyl Vsevolod Velychkovskyi nasce l' 1 giugno 1903 a Stanislaviv (ora Ivano-Frankivsk) nella famiglia dei Velychkovskyi e Teodorovych, che hanno entrambe una lunga tradizione di sacerdoti fra i loro membri. I genitori di Vasyl, Volodymyr ed Anna, educano i loro figli in uno spirito di devozione cristiana. Ecco perché fin dall'infanzia Vasyl nutre il desiderio di operare per la salvezza delle anime.

Vasyl Velychkovskyi riceve la sua educazione ginnasiale nella città di Horodentsi. Ardente patriota e ormai quindicenne, lo studente ginnasiale si arruola nell'armata galizia ucraina per lottare per l'indipendenza della sua madre patria durante la Prima Guerra Mondiale. Tornato sano e salvo dall'esercito nel 1920, Vasyl Velychkovskyi entra nel seminario di Lviv. Nel 1924 viene ordinato diacono dal Metropolita Andrey Sheptytskyi. E' allora che Vasyl Velychkovskyi scopre la sua vocazione monastica. Con l'appoggio della sua zia Monica, entra nel noviziato Redentorista e l'anno dopo, il 29 agosto 1925, professa i voti di povertà, castità ed ubbidienza. Poiché ha già completo i suoi studi in teologia, terminato il periodo di noviziato, il 9 ottobre dello stesso anno viene ordinato sacerdote dal Vescovo Y. Botsian

Fin dall'inizio della sua vita monastica, i suoi superiori notano il suo spiccato talento come missionario. Per sviluppare questo talento, dopo aver insegnato per due anni al ginnasio Redentorista "Juvenato", Vasyl viene mandato a Stanislaviv per condurvi delle missioni insieme a due confratelli più esperti. Ha così inizio l'opera apostolica di Padre Velychkovskyi che durerà per 20 lunghi anni - fino all'inizio della persecuzione della Chiesa greco-cattolica ucraina.
Quatro Martiri Redentoristi Ucraini
P. Vasyl coinvolto nel lavoro missionario
Il 16 novembre 1928 Padre Velychkovskyi si trasferisce nel monastero Redentorista di Kovel. Immediatamente vi viene coinvolto nel lavoro missionario svolto a favore degli insediamenti galizi, diffusi nelle regioni Volhyn, e Pidliashshia, Kholm e Polissia, e che si sono distaccati dalla Chiesa greco-cattolica per aderire alla chiesa russa ortodossa. Oltre a dedicarsi agli insediamenti galizi, P. Velychkovskyi organizza missioni per la popolazione locale di Volhyn, Polissia e Belarus. Con il sostegno finanziario del Metropolita Sheptytskyi ed altri sponsor, fonda varie chiese e cappelle. Nel 1935 P. Velychkovskyi fa ritorno al monastero di Stanislaviv diventandone il superiore.

P. Velychkovskyi continua la sua attività apostolica su vasta scala, anche se la Chiesa greco-cattolica subisce una persecuzione ad opera dei sovietici dopo la loro occupazione dell'Ucraina occidentale nel 1939. Nel 1940 organizza una processione con la partecipazione di ventimila fedeli che, carichi della croce, attraversano le strade di Stanislaviv. Malgrado le minacce della polizia segreta sovietica, Padre Velychkovskyi non disarma. Nel 1941, su richiesta del Metropolita Sheptytskyi, parte per l'Ucraina centrale per lavorare con gli ucraini ortodossi di Kamianets-Podilskyi. Tuttavia, le attività pro-Ucraina del nuovo sacerdote destano il sospetto dei tedeschi che hanno ormai occupato la città. Appena tre giorni dopo il suo arrivo, Padre Velychkovskyi viene accusato di collaborare con le organizzazioni di resistenza nazionale ucraina e gli viene intimato di lasciare la città entro ventiquattro ore. Si trasferisce a Ternopil e diventa superiore della chiesa-monastero della Dormizione in quella città.

Nel 1945, essendosi impadronito per la seconda volta della Galizia, il regime sovietico, nella sola notte del 10-11 aprile arrestano i rappresentanti dell'intera gerarchia greco-cattolica. Il 26 luglio 1945 Padre Vasyl Velychkovskyi viene arrestato a Ternopil e accusato di "propaganda antisovietica". Durante l'interrogatorio gli viene offerta l'opzione di aderire alla Chiesa russa ortodossa in cambio della sua libertà. La risposta è: "Mai!" Più tardi Padre Velychkovskyi viene trasferito nella prigione di Kiev, dove l'inchiesta del suo caso durerà per circa due anni. Finalmente, la corte regionale di Kiev lo condanna a morte - per due frasi di sapore anticomunista (" orda rossa" e "banda rossa") stampate in un calendario tascabile pubblicato da Padre Velychkovskyi a Stanislaviv nel 1939.

Beato Zynoviy Kovalyk (1903-1941)

nel villaggio di Ivachiv Horishniy P. Zynoviy Kovalyk nasce il 18 agosto 1903 vicino a Ternopil, in una povera famiglia contadina. Prima di diventare monaco lavora come maestro elementare nel suo villaggio. Ha un carattere forte e non viene mai a compromessi con la sua fede. Fin dall'infanzia il sogno di Wynoviy è di diventare sacerdote. Scoperta la sua vocazione alla vita consacrata, Wynoviy Kovalyk entra a far parte dei Redentoristi. Professa i suoi voti di Redentorista il 28 agosto 1926. Poco dopo, viene mandato in Belgio per completare i suoi studi di filosofia e teologia.

Al suo ritorno in Ucraina, il 9 agosto 1932 Wynoviy Kovalyk viene ordinato sacerdote. Il 4 settembre 1932 Padre Kovalyk celebra la sua prima Liturgia nel suo villaggio natio di Ivachiv. Le piccole icone che commemorano la sua ordinazione portano la seguente iscrizione: "O Gesù, ricevi me (come sacrificio) insieme al Santo Sacrificio del Tuo Corpo e del Tuo Sangue: Ricevilo per la Santa Chiesa, per la mia Congregazione e per la mia madre patria". Il Cristo gradì queste parole che erano offerta pura. Ben poco sapeva Padre Kovalyk che queste parole erano profetiche, e che presto - soltanto nove anni dopo - si sarebbero avverate nel suo martirio.

Kovalyk nasce in una povera famiglia contadina
Icona donata a GP II durante
la Beatificazione
La notte del 20-21 dicembre 1940 gli agenti della polizia segreta sovietica penetrano nel monastero dei Redentoristi per arrestare Padre Kovalyk per i suoi sermoni sulla Novena dell'Immacolata Concezione della Madre di Dio, che aveva tenuti nella chiesa del monastero. Prima di lasciare i suoi confratelli, Padre Kovalyk chiede al suo superiore Padre De Vocht una sua ultima benedizione e assoluzione.

Per molto tempo i Redentoristi tentano di sapere quale sia stata la sorte del loro confratello arrestato, ma soltanto nell'aprile 1941 vengono a sapere che Padre Kovalyk è tenuto prigioniero a via Zamarstynivska (la famosa prigione "Brygidky"). Durante la sua prigionia, durata sei mesi, Padre Kovalyk subisce 28 interrogatori penosi; ben tre volte viene condotto in altre prigioni per esservi interrogato. Dopo uno di questi interrogatori, accompagnato da torture particolarmente crudeli, Padre Kovalyk si ammala a causa di una cospicua perdita di sangue.

Mentre è rinchiuso nella prigione, Padre Kovalyk prosegue nel suo lavoro apostolico. Condivide una cella striminzita (4,20 m x 3,50) e senza mobili con altri 32 compagni. Padre Kovalyk insieme ai prigionieri prega un terzo del rosario ogni giorno ed un rosario intero la domenica. Inoltre, conduce le preghiere liturgiche; durante il mese di maggio organizza preghiere alla Madre di Dio ed il giorno dell'Epifania invita i suoi compagni alla consacrazione liturgica dell'acqua. Oltre alla preghiera, Padre Kovalyk ascolta confessioni, conduce esercizi spirituali ed insegna catechismo, consola i suoi compagni narrando - nel suo modo tipico e spiritoso - varie storielle religiose. Non stupisce dunque il fatto che i prigionieri - gente con un estremo bisogno di speranza e di consolazione - amano Padre Kovalyk con tutto il cuore, per il suo zelo apostolico.

Nel 1941, quando le truppe tedesche cominciano la loro offensiva, i guardiani della prigione, smaniosi di fuggire, non potendo portare con loro i prigionieri, cominciano a sparare sui suoi compagni. Ma non basta loro l'idea di uccidere Padre Kovalyk, sparando: ricordandogli i suoi sermoni sul Cristo crocifisso, inchiodano Padre Kovalyk al muro della prigione in piena vista dei suoi compagni prigionieri.


Dio lo ha provati e lo ha trovato degno di sé
Icona del vescovo Trčka
Il vescovo Mykolay Charnetskyi trascorre gli ultimi anni della sua prigionia in un ospedale della prigione di Mordovia. Nel 1956 la sua salute decade fino al punto che i dottori non nutrono più alcuna speranza di vederlo sopravvivere. Si è già provveduto a cucire per il vescovo Charnetskyi la veste speciale prevista per la sepoltura dei prigionieri. Vista la sua condizione disperata e per evitare di essere incolpata della morte del vescovo, l'amministrazione della prigione decide di rilasciarlo e di mandarlo a Lviv.

Dopo il suo ritorno a Lviv nel 1956, avendo contratto l'epatite ed una quantità di altre malattie, il vescovo Mykolay Charnetskyi viene immediatamente ospedalizzato. Tutti pensano che ben presto morirà. Ma altri sono i piani del Signore. Decide di prolungare la vita di un uomo di fede della cui opera la Chiesa ucraina ha così tanto bisogno. Il vescovo guarisce e si trasferisce in un appartamento, al n. 7 di Via Vechirnia, insieme a Fr. Klymentiy, C.Ss.R. Lì il Vescovo Charnetskyi continua il suo apostolato di perseveranza e di preghiera. Dedica la maggior parte del suo tempo alla preghiera e alla lettura. Chi lo visita durante quel periodo testimonia di averlo trovato spesso in stato di estasi. Durante la sua permanenza a Lviv, il Vescovo Charnetskyi rimane fedele alla sua missione di Buon Pastore e sostiene spiritualmente i suoi confratelli, prepara candidati al sacerdozio ed ordina più di dieci sacerdoti.

Purtroppo, la guarigione "miracolosa" del vescovo Charnetskyi non dura a lungo. Il 2 aprile 1959 il vescovo muore in odore di santità. Le sue ultime parole sono un grido di aiuto rivolto a Nostra Signora del Perpetuo Soccorso. I funerali del vescovo si svolgono il 4 aprile 1959. La descrizione del suo funerale, conservata nell'archivio della Provincia CSsR di Yorkton (Canada) termina con le seguenti parole: "Tutti riteniamo che verrà il giorno della sua canonizzazione - perché egli fu davvero un santo vescovo".

Chiunque ha conosciuto il vescovo Mykolay Charnetskyi testimonia unanimemente della sua santità. Non sorprese pertanto il fatto che immediatamente dopo la sua morte molta gente cominciò a rivolgergli le proprie preghiere. Davanti alla tomba del vescovo, nel cimitero di Lychakiv, è facile notare questa impressione di santità e di potere di intercessione di fronte a Dio. Sono tante le persone che visitano il luogo di sepoltura del Vescovo Charnetskyi per ottenere la sua intercessione quando pregano Dio per vari scopi. Una donna alla quale si sarebbe dovuto amputare un braccio prende della terra dalla tomba del vescovo e lo spalma sul braccio. Segue una totale guarigione. Da allora, la gente non cessa di prendere della terra dalla sua tomba in rimedio a varie malattie. Prendendo nota delle testimonianze della vita virtuosa del vescovo Mykolay Charnetskyi, e soprattutto della sua sopportazione, del suo coraggio e della sua fedeltà alla Chiesa di Cristo durante il periodo della persecuzione, il processo di beatificazione ha inizio nel 1960.


Il 2 marzo 2001 viene completato a livello di eparchia, ed il caso viene trasmesso alla Sede Apostolica. Il 6 aprile 2001 il comitato teologico riconosce il fatto del martirio del vescovo Charnetskyi; il 23 aprile il suo martirio viene verificato dall'Assemblea dei Cardinali ed il 24 aprile 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo II firma il decreto di beatificazione del vescovo Mykolay Charnetskyi, beato martire della fede cristiana.
(Testo revisato  da www.cssr.com, edizione propria)

Fedele fino alla morte
Durante i tre mesi di detenzione nella cella della morte, P. Velychkovskyi continua ad onorare i suoi doveri di sacerdote. Insegna a pregare ai prigionieri; li istruisce sulle verità della fede cristiana e li prepara a ricevere i Sacramenti. Li conduce alle porte celesti. Finalmente, viene la notte in cui le guardie lo scortano fuori dalla cella. Tuttavia, non lo conducono giù verso il luogo di esecuzione, ma su, nell'ufficio dell'amministrazione della prigione. Giunto lì, lo informano che la sua sentenza a morte è stata commutata in un termine di dieci anni di prigionia.

Durante i primi due anni di questo termine, Padre Velychkovskyi è rinchiuso in un campo nella regione di Kirovsk; poi viene trasferito nelle miniere Vorkuta. Malgrado il lavoro estenuante, Padre Velychkovskyi celebra la Liturgia quasi ogni giorno - usa accessori di latta. "Quella latta" - dice il Metropolita Hermaniuk - "era il suo calice, la sua patena, il suo altare, la sua chiesa … e niente poté distruggere la sua chiesa, perché [era fondata sulla sua] fortissima convinzione e sulla grazia di Dio". Molti mesi prima del suo rilascio, gli amici e confratelli prigionieri di Padre Velychkovskyi fanno in modo che egli possa lavorare nell'ospedale della prigione anziché nella miniera. Un cambiamento che gli salva la vita - perché dieci anni di prigione e di lavoro estenuante gli avevano stroncata la salute. Il 9 luglio 1955 Padre Velychkovskyi viene rilasciato.

Al suo ritorno a Lviv, Padre Velychkovskyi non trova né chiesa né cappella dove servire, ma la cosa non lo scoraggia. Si stabilisce in uno stanzino al numero 11 di via Vozzyednannia. Vi costruisce un altare con delle vecchie scatole di cartone. I fedeli rendono visita al Padre in gruppetti di cinque o sei, per partecipare alle liturgie. Durante il periodo di vita clandestina della Chiesa greco-ortodossa non teme di celebrare la Liturgia ogni giorno, di condurre esercizi spirituali, e di essere una guida spirituale per molti devoti cristiani. Nel 1959 la Sede Apostolica nomina Padre Vasyl Velychkovskyi vescovo della "Chiesa del Silenzio". A causa della situazione spinosa venutasi a creare con l'Unione Sovietica, la sua ordinazione episcopale avverrà soltanto quattro anni dopo.

La prigionia decennale non ha "corretto" o cambiato il Vescovo Velychkovskyi. Continua a "diffondere della propaganda anticomunista fra la gene, non partecipa ai lavori di utilità sociale, non adempie ai suoi doveri di cittadino sovietico; scrive un libro sull'icona di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso in cui cerca di provare, con esempi specifici, che gli atei non possono essere dei buoni cittadini; ascolta le trasmissioni di radio Vaticana". Questo elenco basta a giustificare un nuovo arresto del Vescovo Vasyl Velychkovskyi, che avviene il 2 gennaio 1969. Questa volta la prigionia durerà tre anni; il termine viene servito a Kommunarsk presso Donbass ed è causa di un serio attacco di cuore per il Vescovo Velychkovskyi.
Vescovo della "Chiesa del Silenzio"
Il 27 gennaio 1972 ha fine il secondo termine di prigionia. Questa volta al vescovo Velychkovskyi non viene concesso di ritornare a Lviv. Viene invece mandato in Iugoslavia per "ricreazione". Ne approfitta per fare visita a sua sorella che vive a Zagabria, poi il Vescovo Velychkovskyi parte per Roma, dove incontra il Patriarca Yosyf Slipyi. Ha anche una conversazione privata con il Papa Paolo VI. Poco dopo, su invito del Metropolita Maksym Hermaniuk, il Vescovo Velychkovskyi parte a visitare il Canada.

Sfortunatamente la sua visita alla diaspora ucraina in Canada non durerà molto. Il 30 giugno 1973 il Vescovo Velychkovskyi muore all'età di 70 anni, dopo aver servito per 10 anni in qualità di vescovo. Anche se il suo cuore non batte nel suo corpo, continua a battere nelle nostre anime: "Non temere ciò che stai per soffrire: ecco, il diavolo sta per gettare alcuni di voi in carcere, per mettervi alla prova e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita" (Ap. 2,10).

Tenute presenti le testimonianze sulla vita virtuosa del Vescovo Vasyl Velychkovskyi, e soprattutto la sua perseveranza, il suo coraggio e la sua fedeltà alla Chiesa di Cristo durante il periodo di persecuzione, il processo di beatificazione ha avuto inizio in occasione dell'Anno Giubilare. Il 2 marzo 2001, completato il processo a livello dell'eparchia, il caso viene trasmesso alla Sede Apostolica. Il 6 aprile 2001 il comitato teologico riconosce il fatto del martirio del Vescovo Vasyl Velychkovskyi. Il 23 aprile questo martirio viene verificato dall'Assemblea dei Cardinali, ed il 24 aprile 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo firma il decreto di beatificazione del Vescovo Vasyl Velychkovskyi, beato martire della nostra fede cristiana.

(Testo revisato  da www.cssr.com, edizione propria)
Dopo la sua ordinazione, Padre Kovalyk parte insieme al vescovo Mykolay Charnetskyi per la regione di Volhyn per servire la causa di riconciliazione con gli ortodossi ucraini. Il giovane sacerdote è una vera gioia per i suoi confratelli. Padre Kovalyk ha dello spirito, ha una bella voce ed una dizione molto curata. E' un bravo cantante e davvero un predicatore dalla "bocca d'oro". La sua devozione apostolica attrae migliaia di persone. Padre Kovalyk ama la Madre di Dio con tutto il cuore e non manca mai di mostrare la sua sincera pietà verso Maria. Queste qualità fanno sì che Padre Kovalyk abbia molto successo nelle sue attività missionarie.

Dopo vari anni di lavoro nella regione di Volhyn, Padre Kovalyk si trasferisce a Stanislaviv (ora Ivano-Frankvsk) per condurvi delle missioni in città e nei villaggi circostanti. Poco prima dell'invasione sovietica nel 1939 si trasferisce a Lviv, nel monastero Redentorista di via Wyblykevycha (ora Ivana Franka), e diventa economo del monastero.

Il coraggioso sacerdote continua a predicare la Parola di Dio anche quando ha inizio l'invasione sovietica. Un campo importante del lavoro di P. Kovalyk è quello delle confessioni, ed è in questo campo che ha particolarmente successo: viene avvicinato da un gran numero di persone che cercano il suo sostegno spirituale.



Mentre la maggior parte degli ucraini galizi sono annientati dal terrore, Padre Wynoviy dimostra un coraggio ammirevole. Molti predicatori sono diventati ormai estremamente cauti nei loro sermoni. Cercano di evitare gli argomenti spinosi del giorno e si concentrano nell'esortare il popolo ad essere fedele a Dio. Padre Kovalyk, al contrario, non teme mai di condannare apertamente i costumi atei introdotti dal regime sovietico. I suoi sermoni hanno un forte impatto sugli ascoltatori, ma allo stesso tempo sono un pericolo di non poco conto per il predicatore. Avvisato da amici del possibile pericolo che egli corre a causa del suo modo di predicare, Padre Kovalyk risponde: "Accoglierò con gioia la morte, se questa sarà la volontà di Dio, ma non scenderò mai a compromessi con la mia coscienza di predicatore".

L'ultimo grande sermone di Padre Kovalyk ha luogo a Ternopil il 28 agosto 1940 in occasione della festa della Dormizione della Madre di Dio. Quel giorno, i fedeli ascoltatori di Padre Kovalyk sono all'incirca diecimila. Ma il suo sogno di martirio stava per avverarsi pochi mesi dopo…


Quando le truppe tedesche entrano a Lviv, aprono immediatamente le prigioni per ripulire il luogo dalle pile di corpi ormai già putrefatti. La gente corre ad invadere le prigioni nella speranza di ritrovarvi qualche parente. E tutti testimonieranno l'orribile veduta di quel prete crocifisso contro la parete della prigione, il suo addome tagliato netto e dentro la ferita un feto umano.

Per descrivere il Padre Zynoviy Kovalyk possiamo giustamente adoperare le parole dei vespri dei Martiri che parlano del guerriero glorioso ed invincibile che, armato della Croce, distrugge il nemico e riceve la corona della vittoria dall'unico Vincitore e Signore che regna per sempre. Il beato martirio di Padre Zynoviy Kovalyk può servire come rappresentazione grafica delle seguenti parole delle Scritture. "Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. … Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità. Per una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé" (Sap. 3, 1.4-5).

Tenuto conto delle testimonianze sulla vita virtuosa di P. Zynoviy Kovalyk, e soprattutto della sua perseveranza, del suo coraggio e della sua fedeltà alla Chiesa di Cristo durante il periodo di persecuzione, viene dato inizio al processo di beatificazione con l'occasione dell'Anno Giubilare. Completato il processo a livello dell'eparchia, il 2 marzo il caso viene trasmesso alla Sede Apostolica.
Il 6 aprile il comitato teologico riconosce del martirio di Padre Kovaly; il 23 aprile il suo martirio viene verificato dall'Assemblea dei Cardinali ed il 24 aprile 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo II firma il decreto di beatificazione di P. Zynoviy Kovalyk, beato martire della fede cristiana.

Testo revisato  da www.cssr.com, edizione propria)
Beato Ivan Ziatyk (1899-1952)

Ivan Ziatyk nasce il 26 dicembre 1899 nel villaggio di Odrekhova, ad una ventina di chilometri a sud-est della città di Sanok (ora territorio polacco). I suoi genitori, Stefan e Maria, sono dei poveri contadini. A 14 anni, Ivan perde il padre. A pensare all'educazione del bambino sono ormai la mamma ed il fratello maggiore,Mykhailo, che assume il ruolo di padre.

Ivan è un bambino molto tranquillo e docile. Già dalle elementari dimostra di essere un alunno dotato. Si nota anche la profonda pietà del ragazzo. Completa i suoi studi medi-superiori al ginnasio di Sanok dove studia dal 1911 al 1919. Si possono notare i suoi ottimi risultati accademici ed il suo comportamento esemplare. Nel 1919 Ivan Wiatyk entra nel Seminario cattolico ucraino di Przemysl e il 30 giugno 1923 si laurea con distinzione. Lo stesso anno, completati gli studi teologici, viene ordinato sacerdote.

Dal 1925 al 1935 P. Ziatyk lavora come prefetto del Seminario cattolico ucraino a Przhemysl. Alla direzione spirituale dei seminari aggiunge il suo contributo alla loro formazione intellettuale: insegna catechesi e teologia dogmatica nello stesso Seminario. Inoltre svolge il compito di direttore spirituale e di insegnante di catechesi al Ginnasio femminile ucraino di Przemysl.

Il P. Ivan Ziatyk è persona molto gentile, ubbidiente, profondamente spirituale. Chi lo incontra rimane colpito dalla sua persona. Per lungo tempo P. Ziatyk nutre il desiderio di entrare in monastero. Anche se i suoi superiori ecclesiastici non gradiscono questa sua intenzione, il 15 luglio 1935 P. Ivan Ziatyk prende la sua decisione finale e entra nella Congregazione Redentorista.

Completato il suo noviziato ad Holosko (vicino a Lviv) nel 1936, P. Ziatyk viene mandato al monastero di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Stanislaviv (ora Ivano-Frankivsk). Tuttavia, non vi rimane a lungo: nell'autunno 1937 Padre Ziatyk si trasferisce a Lviv, nel monastero di via Zyblykevycha (ora Ivana Franka), nn. 56-58. Vi assume l'incarico di economo del monastero. Vi sostituisce il superiore, Padre De Vocht, che deve assentarsi. Nel 1934 i Redentoristi avevano aperto il loro Seminario ad Holosko, e Padre Ziatyk vi diventa professore di Sacra Scrittura e di Teologia Dogmatica. Dal 1941 al 1944 è superiore del monastero della Dormizione della Madre di Dio a Ternopil, e dal 1944 al 1946 superiore del monastero di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Zboiska (nei pressi di Lviv), che ospita il ginnasio redentorista (Juniorato).

La fine della Seconda Guerra Mondiale segna l'inizio di un periodo terribile per la storia dell'Ucraina, per la Chiesa greco-cattolica e per la Provincia Redentorista di Lviv. Vengono arrestati tutti i vescovi greco-cattolici, e nella primavera del 1946 la polizia segreta sovietica raduna i Redentoristi di Termopil, Stanislaviv, Lviv e Zboiska ad Holosko, confinandoli in un'ala non riscaldata del monastero. Anche Padre Ziatyk è fra questi. I Redentoristi vi rimangono per due anni sotto costante sorveglianza della polizia segreta. La loro presenza viene verificata da tre a quattro volte la settimana. I confratelli subiscono spesso interrogatori durante i quali, naturalmente, vengono loro offerti vari benefici in cambio della loro rinuncia alla fede e alla vocazione monastica. Il 17 ottobre 1948 tutti i Redentoristi di Holosko vengono fatti salire su dei camion che li trasportano al monastero Studite di Univ.


Nel 1950 Ziatyk accusato di essere redentorista
P. Patrizio Murray, Superiore Generale 1909-1947
Il verdetto viene annunciato a Kiev il 21 novembre 1951. Viene condannato a 10 anni di prigione per aver "cooperato con l'organizzazione nazionalista antisovietica e con la propaganda antisovietica". Verrà detenuto nel campo di prigonia lager di Ozernyl, vicino alla città di Bratsk, nella regione Irkutsk.

Durante la sua prigionia, Padre Ziatyk subisce delle torture terribili. Secondo alcuni testimoni, il Venerdì Santo del 1952, Padre Ivan Ziatyk viene percosso violentemente, immerso nell'acqua e lasciato, privo di sensi, all'aperto nel freddo ghiacciale siberiano. Le percosse ed il freddo lo condurranno alla morte in un ospedale della prigione tre giorni dopo, il 17 maggio 1952. Padre Ziatyk viene seppellito nel distretto Taishet della regione Irkutsk. Il Grande Architetto depone così un'altra preziosa tegola nel grande mosaico del martirio.

Prendendo atto delle deposizioni a testimonianza della vita virtuosa di Padre Ivan Ziatyk, e soprattutto della sua tenacia, del suo coraggio e della sua fedeltà alla Chiesa di Cristo durante il periodo di persecuzione, viene dato inizio al processo di beatificazione in occasione dell'Anno Giubilare. Il 2 marzo 2001 il processo è completato a livello dell'eparchia ed il caso viene trasmesso alla Sede Apostolica. Il 6 aprile 2001 il comitato teologico riconosce il fatto del martirio di Padre Ziatyk ed il 23 aprile il suo martirio viene verificato all'Assemblea dei Cardinali. Infine, il 24 aprile 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo II firma il decreto di beatificazione di Padre Ivan Ziatyk, martire beato della fede cristiana.

(Testo revisato  da www.cssr.com, edizione propria)
P. Leonardo Buijs, Superiore Generale 1947-1953
Ivan Ziatyk, martire beato
della fede cristiana.
BEATI MARTIRI REDENTORISTI
Chiesa Redentorista in Michalovce

Durante la notte del 13 aprile 1950, il governo ceco sopprime tutte le comunità religiose. Dopo un giudizio sommario, Padre Trčka viene condannato a 12 anni di prigione, durante i quali y soggetto di lunghi interrogatori e di torture. Nel 1958 viene trasferito nella prigione di Leopoldov. Quando viene punito con cella di isolamento per aver cantato un canto natalizio, vi contrae una polmonite e muore il 23 marzo 1959.

STORIA E STORIE DEI REDENTORISTI
Durante la sua prigionia, Padre Ziatyk subisce delle torture terribili. Secondo alcuni testimoni, il Venerdì Santo del 1952, Padre Ivan Ziatyk viene percosso violentemente, immerso nell'acqua e lasciato, privo di sensi, all'aperto nel freddo ghiacciale siberiano. Le percosse ed il freddo lo condurranno alla morte in un ospedale della prigione tre giorni dopo, il 17 maggio 1952. Padre Ziatyk viene seppellito nel distretto Taishet della regione Irkutsk. Il Grande Architetto depone così un'altra preziosa tegola nel grande mosaico del martirio.

Prendendo atto delle deposizioni a testimonianza della vita virtuosa di Padre Ivan Ziatyk, e soprattutto della sua tenacia, del suo coraggio e della sua fedeltà alla Chiesa di Cristo durante il periodo di persecuzione, viene dato inizio al processo di beatificazione in occasione dell'Anno Giubilare. Il 2 marzo 2001 il processo è completato a livello dell'eparchia ed il caso viene trasmesso alla Sede Apostolica. Il 6 aprile 2001 il comitato teologico riconosce il fatto del martirio di Padre Ziatyk ed il 23 aprile il suo martirio viene verificato all'Assemblea dei Cardinali. Infine, il 24 aprile 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo II firma il decreto di beatificazione di Padre Ivan Ziatyk, martire beato della fede cristiana.

(Testo revisato  da www.cssr.com, edizione propria)
Quasi subito il Provinciale Redentorista, Padre Joseph De Vocht viene deportato in Belgio. Prima della sua partenza trasferisce il suo incarico di Provinciale della Provincia di Lviv e di Vicario Generale della Chiesa greco-cattolica ucraina a Padre Ivan Ziatyk, attirando così su quest'ultimo tutte le attenzioni della polizia. Il 5 gennaio 1950 decidono di arrestarlo e il 20 gennaio l'ordine viene eseguito. Dopo numerosi interrogatori, il 4 febbraio 1950 Padre Ivan viene accusato: "Ivan Ziatyk è invero stato un membro dell'ordine dei Redentoristi fin dal 1936; egli promuove le idee del Papa Romano e si dedica alla diffusione della Fede cattolica nelle nazioni di tutto il mondo ed a fare diventare tutti cattolici" ".

Le indagini sul caso Ziatyk dureranno ben due anni e P. Ziatyk vive l'intero periodo fra le mura delle prigioni di Lviv e Zolochiv. Nel solo periodo che va dal 4 luglio 1950 al 16 agosto 1951 viene interrogato ben 38 volte; in tutti gli interrogatori saranno 72. Malgrado le crudeli torture che accompagnano ogni seduta, Padre Ziatyk non tradisce la sua fede non si sottomette al regime ateo, anche se i suoi stretti familiari cercano di persuaderlo in tal senso.