SECRETARIUS GENERALIS
DE FORMATIONE
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SANTI DELLA CONGREGAZIONE
Profezia sopra Alfonso bambino
Sant'Alfonso de Liguori  (1696-1787)

(Bibliografia, testi e compilazione accurata nel sito  www.santalfonsoedintorni.it)

Sant'Alfonso de Liguori nasce a Marianella vicino a Napoli il 27 settembre 1696. Primogenito di una famiglia piuttosto grande, appartenente alla nobiltà napoletana. Riceve una solida istruzione, studia lingue classiche e moderne, la pittura e la musica. Compone un Duetto sulla Passione, un cantico natalizio, oggi ancora famoso in Italia, "Tu scendi dalle stelle", e numerosi altri inni. Termina gli studi universitari ottenendo il dottorato in diritto civile e canonico e comincia ad esercitare nel campo del diritto.

Nel 1723, dopo un lungo cammino di discernimento, abbandona la carriera legale e, malgrado il padre vi si opponga con forza, diventa seminarista. Viene ordinato sacerdote il 21 dicembre 1726 all'età di 30 anni. Vive i primi anni da sacerdote con i senza tetto e la gioventù emarginata di Napoli. Fonda le "Cappelle serotine". Organizzate dai giovani stessi, queste cappelle sono centri di preghiera, di comunità, della Parola di Dio, di attività sociali e di istruzione. Quando morirà vi saranno ormai 72 cappelle con più di 10.000 partecipanti attivi.

Nel 1729, Alfonso lascia la sua casa natia e stabilisce la sua residenza nel Collegio cinese di Napoli. E' lì che ha inizio la sua esperienza missionaria nell'interno del Regno di Napoli dove incontra gente ancora molto più povera ed abbandonata di tutti quei bambini erranti per le strade di Napoli. Il 9 novembre 1732, Alfonso fonda la Congregazione del Ss. Redentore, popolarmente nota come "I Redentoristi", per seguire l'esempio di Gesù Cristo ed annunciare la Buona Novella ai poveri e ai più abbandonati. Da allora si dedica totalmente a questa nuova missione.

Alfonso è amante della bellezza: musicista, pittore, poeta ed autore. Pone tutta la sua creatività artistica e letteraria al servizio della missione e da chi si aggrega alla Congregazione esige la stessa cosa. Scrive 111 opere sulla spiritualità e sulla teologia. Le 21.500 edizioni e le traduzioni in 72 lingue delle sue opere sono un'ampia dimostrazione del fatto che S. Alfonso è fra gli autori maggiormente letti. Fra le sue opere meglio conosciute menzioniamo: Dei grandi mezzi della preghiera, Pratica dell'amore di Gesù Cristo, Le Glorie di Maria, Visite al Ss. Sacramento. La preghiera, l'amore, il suo rapporto con Cristo e la sua esperienza sul campo delle necessità pastorali dei fedeli fanno di Alfonso uno dei più grandi maestri della vita spirituale.
Medaglia S. Alfonso, 1988
Il maggior contributo che Alfonso offre alla Chiesa è però nel campo della teologia morale, con la sua Teologia Morale, un'opera nata dall'esperienza pastorale di Alfonso, dalla sua capacità di dare una risposta alle questioni pratiche postegli dai fedeli, e dal suo contatto giornaliero con i loro problemi quotidiani. Si oppone allo sterile legalismo che sta soffocando la teologia e respinge lo stretto rigorismo dell'epoca, mero prodotto di un'élite al potere. Secondo Alfonso, sono dei cammini chiusi al vangelo perché "un tale rigore non è mai stato insegnato ne praticato dalla Chiesa". Sapeva come porre la riflessione teologica al servizio della grandezza e della dignità della persona, della coscienza morale, della misericordia evangelica.

Nel 1762 Alfonso viene consacrato vescovo di S. Agata dei Goti, all'età di 66 anni, pur se cerca di rifiutare questa nomina poiché si sente ormai troppo vecchio e troppo malato per potersi dedicare adeguatamente alla diocesi. Nel 1775, gli viene concesso di ritirarsi dall'ufficio e va a vivere nella comunità Redentorista di Pagani dove muore il 1 agosto 1787. Viene canonizzato nel 1839, proclamato Dottore della Chiesa nel 1871, e Patrono dei Confessori e dei Moralisti nel 1950.
(Testo revisato  da www.cssr.com, edizione propria)


Lomuscio: Alfonso, Mediatore del Carisma
Pagani, Memoria di Alfonso pittore
Lomuscio, S. Alfonso, Fondatore, Vescovo e Moralista
S. Gerardo Majella (1726-1755)


Gerardo nasce nel 1726 a Muro, una cittadina nel Sud Italia. Ha la benedizione di avere per madre Benedetta, che gli farà capire l'immenso ed illimitato amore di Dio. E' felice perché si sente vicino a Dio. Gerardo ha soltanto dodici anni quando muore suo padre ed il ragazzo diventa l'unico sostegno della famiglia. Diventa apprendista presso un sarto del luogo che lo maltratta e lo percuote spesso. Dopo quattro anni di apprendistato, proprio quando è in grado di aprire una sartoria in proprio, annuncia che intende entrare al servizio del Vescovo locale di Lacedonia. Gli amici consigliano di non accettare quel posto. Ma le angherie e i continui rimproveri che costringono gli altri servi a lasciare il posto dopo poche settimane, a Gerardo non fanno paura. Sa piegarsi ad ogni necessità, e rimane al servizio del vescovo per tre anni, fino alla morte di quest'ultimo. Quando Gerardo ritiene di fare la volontà di Dio accetta qualsiasi cosa. Non contano le percosse del sarto e neppure il fatto di essere preso per scontato dal vescovo; vede la sofferenza come un modo per essere alla sequela di Cristo. E' solito dire: "La Sua Signoria mi vuol bene". E già da allora Gerardo passa delle ore in compagnia di Gesù nel Santissimo Sacramento, che è il segno del suo Signore crocifisso e risorto.

Nel 1745, all'età di 19 anni, ritorna a Muro stabilendovisi da sarto. Il suo negozio prospera ma di soldi ne fa pochi. Regala praticamente tutto quello che ha. Mette da parte quanto serve per sua madre e per le sorelle, il resto lo dà ai poveri, oppure come offerte per le Messe in suffragio delle anime del purgatorio. Per Gerardo, niente conversione a sorpresa. Si tratta di una costante crescita nell'amore di Dio. Durante la quaresima del 1747 decide di
diventare il più possibile come Cristo. Si sottopone a severe penitenze e cerca l'umiliazione, facendo finta di essere pazzo, felice di sentirsi deriso per le vie della città.

Vuole servire Dio totalmente e chiede di essere ammesso dai Frati Cappuccini, ma la sua domanda viene respinta. A ventun anni tenta la strada dell'eremita. Il suo desiderio di essere come Cristo è tale, da farlo saltare sull'occasione di poter essere al centro del palcoscenico durante una rappresentazione della Passione a tableau vivant nella Cattedrale di Muro.
Tannoia, Vita di S. Gerardo, 1811
 
Con i Redentoristi

Avviene poi che nel 1749 i Redentoristi arrivano a Muro. I missionari sono quindici e prendono d'assalto le tre parrocchie della cittadina. Gerardo segue la missione in ogni suo dettaglio e decide che è questa la vita che fa per lui. Chiede di poter diventare membro del gruppo ma il Superiore, Padre Cafaro, rifiuta a causa della sua salute cagionevole. Talmente Gerardo tormenta i missionari che, quando questi stanno per lasciare la città Padre Cafaro consiglia alla sua famiglia di rinchiuderlo nella sua stanza.

In un'impresa che da allora in poi continuerà a trovare eco nel cuore dei giovani, Gerardo annoda le lenzuola del letto e si cala dalla finestra per seguire il gruppo di missionari. Ci vogliono ben dodici miglia prima di raggiungerli. "Prendetemi con voi, datemi un'occasione, poi mandatemi via se non sono buono" dice Gerardo. Davanti a questa persistente richiesta, a Padre Cafaro non resta che dargli almeno una chance. Manda Gerardo in una comunità Redentorista di Deliceto con una lettera in cui dice: "Vi mando un altro Fratello, che sarà inutile per quanto concerne il lavoro…"

Gerardo si innamora totalmente e assolutamente del modo che Alfonso, il fondatore dei Redentoristi, ha previsto per i membri
Sorrentino, San Gerardo missionario
della sua congregazione. Vibra di emozione nello scoprire che l'amore di Gesù nel Ss. Sacramento vi sta al centro, e che l'amore di Maria, Madre di Gesù viene considerato come altrettanto essenziale. Prende i primi voti il 16 luglio 1752, ed è deliziato nell'apprendere che è il giorno in cui si festeggia il Ss. Redentore oltre ad essere la festività di Nostra Signora del Monte Carmelo. Da quel giorno, eccetto per qualche breve visita a Napoli ed il periodo di tempo trascorso a Caposele dove morirà, la vita di Gerardo si svolgerà nella comunità Redentorista di Iliceto.

L'etichetta di "inutile" non gli rimarrà appiccicato a lungo. Gerardo à un lavoratore eccellente e negli anni a venire diventa giardiniere, sagrestano, sarto, portiere, cuoco, carpentiere, ed impiegato nei nuovi edifici di Caposele. Fa presto ad imparare - visita l'officina di un incisore di legno e ben presto è in grado di produrre dei crocifissi. Per la comunità diventa un tesoro, ma ha soltanto un'ambizione - quella di fare la volontà di Dio sempre e in ogni cosa.

Una lettera di San Gerardo
Nel 1754 il suo direttore spirituale gli chiede di scrivere su carta quello che più di ogni altra cosa desidera. Scrive: "amare molto Dio; essere sempre unito con Dio; fare ogni cosa per Dio; amare tutto per Dio; soffrire molto per Dio: L'unica cosa che conta è di fare la volontà di Dio.
La grande tribolazione

La vera santità va sempre provata con la croce. Nel 1754 Gerardo deve passare attraverso una grossa prova, una prova che da sola può avergli meritato il potere speciale di assistere le madri ed i loro figli. Fra le sue opere di zelo vi è quella di incoraggiare ed assistere le ragazze che vogliono entrare in convento. Spesso provvede perfino alla dote richiesta quando si tratta di una ragazza povera che altrimenti non potrà essere ammessa in un ordine religioso.

Neria Caggiano è una di queste ragazze che viene aiutata da Gerardo. Ma prova disgusto per la vita conventuale e dopo tre settimana fa ritorno a casa sua. Per spiegare il suo gesto, Neria comincia a fare circolare falsità circa la vita delle suore, e quando la buona gente si rifiuta di credere alle storie circa un convento raccomandato da Gerardo, decide di salvare la propria reputazione distruggendo il buon nome del suo benefattore. Pertanto, in una lettera rivolta a S. Alfonso, superiore di Gerardo, accusa quest'ultimo di peccati di impurità con la giovane figlia di una famiglia nella cui casa Gerardo è spesso ospite durante i suoi itinerari missionari.

Gerardo viene chiamato da S. Alfonso per rispondere all'accusa. Invece di difendersi, rimane nel silenzio, seguendo l'esempio del suo divino Maestro. Di fronte al suo silenzio, S. Alfonso non può fare altro che imporre una severa penitenza al giovane religioso. A Gerardo viene negato il privilegio di ricevere la santa Comunione ed è vietato ogni contatto con l'esterno.
Gagliardi, S.Alfonso e S. Gerardo
Per Gerardo non è facile rinunciare al suo impegno a beneficio delle anime, ma è poca cosa accanto al fatto di essere privato della Santa Comunione. Ne soffre talmente da chiedere di essere liberato dal privilegio di poter servire Messa dalla paura che la veemenza del suo desiderio di riceverla possa spingerlo a strappare l'Ostia consacrata dalle mani del sacerdote sull'altare.

Poco tempo dopo Neria si ammala seriamente e scrive una lettera a S. Alfonso confessando che le sue accuse contro Gerardo sono state una sua invenzione ed una mera calunnia. Il santo è pieno di gioia nell'apprendere l'innocenza del figlio suo. Ma Gerardo, che non si è lasciato deprimere durante il tempo della tribolazione, non esulta neppure nell'ora della sua giustificazione. In entrambi i casi sente che si è compiuta la volontà di Dio, e ciò gli basta.

Cantiello, San Gerardo e le famiglie
Anche il suo apostolato miracoloso per le madri ha inizio quando è ancora in vita. Un giorno, mentre sta per lasciare la casa di amici suoi, la famiglia Pirofalo, una delle figlie lo richiama per dire che ha dimenticato il suo fazzoletto. In un attimo di percezione profetica Gerardo dice: "Tienilo. Un giorno ti sarà utile". Il fazzoletto viene tenuto in prezioso ricordo di Gerardo. Anni dopo la ragazza al quale ha dato il fazzoletto si trova in pericolo di morte durante un parto. Si ricorda delle parole di Gerardo e chiede del fazzoletto. Quasi immediatamente cessa il pericolo e partorisce un bambino sanissimo. In un'altra occasione una madre chiede le preghiere di Gerardo perché è in pericolo insieme al bambino che porta nel seno. Entrambi usciranno sani e salvi dall'avventura.
Morte e glorificazione

Di salute cagionevole, era evidente che Gerardo non sarebbe vissuto a lungo. Nel 1755 viene colto da una violenta emorragia e dissenteria e la morte può sopravvenire in qualsiasi momento. Tuttavia ha ancora da insegnare una grande lezione sul potere dell'ubbidienza. Il suo direttore gli raccomanda di ristabilirsi se tale è la volontà di Dio; immediatamente la sua malattia sembra scomparire ed egli lascia il letto per raggiungere la comunità. Sa, tuttavia, che questa cura è soltanto temporanea e che gli rimane da vivere soltanto poco più di un mese.

Da lì a breve deve fare ritorno al letto e comincia a prepararsi alla morte. Si abbandona totalmente alla volontà di Dio. Sulla sua porta pone il seguente segno: "Qui viene fatta la volontà di Dio, come vuole Dio e fino a quando Egli così vuole". Spesso gli si sente dire la seguente preghiera: "Mio Dio, desidero morire per fare la Tua santissima volontà". Poco prima della mezzanotte, il 15 ottobre 1755, la sua anima innocente ritorna a Dio.

Alla morte di Gerardo, il Frate sagrestano, tutto eccitato, fa suonare la campana a festa invece di intonare il rintocco a morte. A migliaia vengono a
Lomuscio, Tomba di San Gerardo
Il Santo delle mamme e dei bambini
fare visita al feretro del "loro santo" ed a cercare di raccogliere un ultimo souvenir di colui che tante volte è venuto loro in aiuto. Dopo la sua morte vengono riportati miracoli in quasi tutte le parti dell'Italia, tutti attribuiti all'intercessione di Gerardo. Nel 1893, il Papa Leone XII lo beatifica e l'11 dicembre 1904 il Papa Pio X lo canonizza santo.

Il Santo delle madri

A causa dei miracoli operati da Dio per merito della preghiera di Gerardo insieme alle madri, le mamme d'Italia hanno preso S. Gerardo a cuore facendo di lui il loro patrono. Al processo della sua beatificazione viene testimoniato che Gerardo era noto come "il santo dei parti felici".

Migliaia di madri hanno potuto sperimentare il potere di S. Gerardo per mezzo della Lega di S. Gerardo. Molti ospedali dedicano il loro reparto di maternità al Santo e distribuiscono medaglie e santini di Gerardo con relativa preghiera alle loro pazienti. A migliaia di bambini è stato dato il nome Gerardo dai genitori convinti che è grazie all'intercessione del santo che i loro bambini sono nati. Perfino le bambine vengono chiamate con il suo nome, ed è interessante notare come "Gerardo" venga così trasformato in Gerarda, Geralina, Gerardina, Gerianna, e Gerardetta.
(Testo da www.cssr.com, edizione propria)

La gloria di San Gerardo
Francobollo di Austria: Predicare il Vangelo di modo nuovo
Nascita e vita da giovane

Il nostro santo nasce il giorno di Santo Stefano, 26 dicembre 1751, a Tasswitz, Moravia, nono di 12 figli nati a Maria e Paolo Hofbauer. Battezzato il giorno seguente, gli viene imposto il nome di Hansl, ossia Giovanni. E' con questo nome che lo si conoscerà fino al giorno in cui si fa eremita e sceglie per se il nome di Clemente.

Il fratello maggiore del santo, Carlo, parte per unirsi alla cavalleria ungherese nella battaglia contro i Turchi. Hansl strepita di non essere abbastanza grande per vestire l'uniforme blu con ornamenti d'argento e il mantello di felpa con fodera rossa.

Ma i suoi sogni da maschietto hanno anche altre mire. Mentre serve la Messa immagina se stesso sacerdote all'altare, vestito dei paramenti sacerdotali, che conduce la gente nel grande atto della Chiesa di dare lode ed onore a Dio.

Alla fine l'ideale del sacerdozio vince su quello della carriera militare. Purtroppo, appartenente ad una famiglia povera, Hansl ha poca speranza di poter entrare in seminario oppure di entrare a far parte di un ordine religioso.

De Bini, il Panettiere di Dio
Comincia a studiare il latino nella canonica della parrocchia. Il parroco è un vecchio sacerdote a modo che riconosce nel giovane Hofbauer il seme della vocazione. Ogni giorno il giovane studente e l'anziano pastore si incontrano per studiare la lingua latina. E' il primo passo del lungo cammino che condurrà Hansl al sacerdozio. Il periodo di studio termina di colpo con la morte del pastore quando Hansl è ormai quattordicenne. Al nuovo parroco manca il tempo per aiutarlo a studiare il latino.

Nell'impossibilità di continuare a studiare per il sacerdozio, Hansl deve imparare un mestiere. Nel 1767 viene mandato come apprendista in una panetteria e nel 1770 va a lavorare in una panetteria del monastero premonstratense dei Padri Bianchi di Kloster Bruck.
Tivoli, Chiesa di Quintiliolo
Capisce quanto sia necessario pregare per la gente e lo considera un'opera buona, ma non è ancora quel sacerdozio che così tanto desidera. Ritorna al monastero dei Padri Bianchi di Kloster Bruck e continua a cuocervi il pane, mentre riprende a studiare la lingua latina. Completa i suoi studi in filosofia nel 1776, ma non può andare oltre. L'Imperatore non ammette che i Padri Bianchi abbiano nuovi novizi. Per Clemente ancora una volta si chiude così la strada verso il sacerdozio.

Ritorna a casa e per due anni vive come eremita a Muehlfraun, costringendosi a severi digiuni, a dure penitenze e a lunghe vigilie di preghiera. Dietro le insistenze di sua madre, ancora una volta lascia l'eremo e si rimette a cuocere il pane. Questa volta trova lavoro presso una famosa panetteria di Vienna dove incontra due distinte signore che diventeranno le sue più grandi benefattrici.

Ormai ventinovenne, dopo essere stato panettiere in tre posti ed eremita in due, Clemente entra all'università di Vienna. Poiché il governo ha ormai chiuso tutti i seminari, gli studenti al sacerdozio sono costretti a studiare nelle università controllate dal governo. Clemente si sente frustrato dal contenuto dei corsi di religione che sono permeati di razionalismo ed altri aspetti ed insegnamenti vari. Imperterrito, continua a cercare le verità della fede e a perseguire il suo sogno: il sacerdozio.

Durante un pellegrinaggio nel 1784, Clemente ed il suo compagno di viaggio, Thaddeus Huebi, decidono di aderire ad una comunità religiosa. I due seminaristi vengono accolti nel noviziato Redentorista a San Giuliano, in Italia. Nella festa di San Giuseppe, il 19 marzo 1785, Clemente Hofbauer e Thaddeus Huebi diventano Redentoristi e professano pubblicamente di vivere i voti di povertà, castità ed ubbidienza. Dieci giorni dopo vengono ordinati sacerdoti nella Cattedrale di Alatri.

Pochi mesi dopo la loro ordinazione, i due Redentoristi stranieri sono convocati dal loro Superiore Generale, Padre de Paola. Sono chiamati a tornare nella loro patria al di là delle Alpi per stabilire una Congregazione Redentorista nel nord dell'Europa. Si tratta di un compito difficile e insolito per due uomini ordinati così di recente. Per Alfonso, questa diffusione della Congregazione oltre le Alpi è la prova certa che i Redentoristi sarebbero durati fino alla fine dei tempi. Per Clemente si tratta di un sogno diventato realtà.

La fondazione in Varsavia
Varsavia e S. Benno

La situazione politica non consente a Clemente di rimanere nel proprio paese. L'Imperatore austriaco che ha chiuso ormai più di 1000 monasteri e conventi non ha alcuna intenzione di concedere che un nuovo ordine religioso vi stabilisca una sua fondazione. Consci di questa realtà, i due Redentoristi si recano in Polonia. Nel febbraio del 1787 arrivano a Varsavia, una città di 124.000 abitanti. Anche se in essa vi sono 160 chiese e 20 monasteri e conventi, per molti versi si tratta quasi di un tugurio di senza-Dio. La gente è povera e priva di istruzione; le abitazioni cadono a pezzi. Molti hanno ormai abbandonato il cattolicesimo per diventare frammassoni. I fedeli cattolici e i loro ormai pochi buoni sacerdoti vivono in grande sofferenza. Per i prossimi 20 anni Clemente ed il suo piccolo gruppetto di sacerdoti e frati
Redentoristi condividono questa sofferenza, per il Signore e per i fedeli della Polonia. Quando Clemente vi giunge nel 1787, la Polonia sta vivendo un periodo di turbolenza politica. Il re Stanislao II è soltanto una marionetta nelle mani di Caterina II di Russia. Nel 1772 si era avuta una Prima Spartizione del paese - l'Austria, la Russia e la Prussia si erano spartiti il bottino. Un'altra spartizione avverrà il 1793, ed una terza nel 1795. Sopravviene Napoleone e la sua grande armata di conquista che, attraversando l'Europa, non manca di aumentare la tensione politica. Durante i ventun anni in cui Clemente permane a Varsavia, saranno pochi i momenti in cui prevarrà la pace.

Nel loro viaggio verso la Polonia, ai due sacerdoti Redentoristi si unisce Pietro (ora Emmanuele) Kunzmann, un compagno-panettiere che aveva accompagnato Hansl in un suo pellegrinaggio. Diventa il primo Redentorista frate in territorio non-italiano. Insieme giungono a Varsavia senza un denaro in tasca. Clemente ha ormai dato le tre ultime monete d'argento ad alcuni mendicanti incontrati per strada. I tre si incontrano con il delegato apostolico, l'Arcivescovo Saluzzo, che affida loro la Chiesa di S. Benno, per lavorare in mezzo alla gente di lingua tedesca che vive a Varsavia. I Redentoristi imparano questa nuova lingua ed espandono il loro apostolato in mezzo alla popolazione che vive nell'area di S. Benno.

Ogni volta che Clemente vede girare per strada qualche ragazzo senza-tetto lo conduce in canonica, lo ripulisce, gli dà da mangiare, gli insegna un mestiere, e lo istruisce nel modo di vivere cristiano. Quando ormai questi ragazzi diventano troppo numerosi Clemente apre il Rifugio del Bambin Gesù per i suoi ragazzi senza-tetto.

Per mantenerli nutriti e vestiti, è costretto a mendicare costantemente. Lo fa senza alcuna vergogna. Entra in una panetteria per comprare una pagnotta e vi trova un panettiere privo di assistente. Passerà l'intera giornata ad impastare e cuocere, mettendo a profitto le sue antiche esperienze di panettiere. Ottiene così il pane per i suoi ragazzi, per quel giorno e per molti altri a venire.

La leggenda vuole che in un'altra occasione, entrò a mendicare in un pub locale. Quando Clemente chiese un'offerta, uno dei gestori, con sdegno, gli sputò della birra in faccia. Ripulendosi della birra, Clemente rispose: "Questo è per me. Ora, cosa mi date per i miei ragazzi?" I clienti del pub rimasero talmente stupefatti per quella risposta davvero cristiana che Clemente in quell'occasione raccolse più di 100 monete d'argento.

De Bini, cosa mi date per I miei ragazzi?

e la sua banda di cinque sacerdoti Redentoristi e tre fratelli laici danno inizio a ciò che chiamano la Missione Perpetua. Invece della sola messa mattutina in chiesa nei giorni lavorativi, viene stabilita una missione a tempo pieno per ogni giorno dell'anno. Se ti rechi a S. Benno in qualsiasi giorno dell'anno, sai che potrai assistere a cinque sermoni, in tedesco e in polacco. Ci sono poi tre Messe solenni, l'Ufficio alla Beata Vergine Maria, le visite al Ss. Sacramento, la via della Croce, i vespri, dei servizi di preghiera e le litanie. I sacerdoti sono disponibili per la confessione ad ogni ora del giorno e della notte.

Già nel 1800 sono riscontrabili notevoli sviluppi nella Chiesa e nella comunità redentorista. L'amministrazione dei sacramenti salta da 2.000 (nel 1787) a più di 100.000. A S. Benno operano ormai ben 21 sacerdoti Redentoristi e sette fratelli laici. Vi sono inoltre cinque novizi e quattro seminaristi polacchi.

Tutto ciò avviene in condizioni tutt'altro che ideali. Le tre spartizioni della Polonia sono state causa di un terribile spargimento di sangue. Kosciusco, il grande idealista che lotta per la libertà polacca, conosce i suoi momenti di gloria, ma il popolo non riesce a tenere gli attaccanti forestieri lontani per sempre. La battaglia tocca Varsavia durante la Settimana Santa del 1794. I Redentoristi, insieme a tutti gli altri residenti di quella città, si trovano in costante pericolo di vita. Tre bombe piombano dal tetto della chiesa ma non esplodono. Durante le battaglie che perversano, Clemente ed i suoi compagni continuano a predicare la pace. Ciò ad altro non serve che ad aumentare le urla di protesta contro i Redentoristi che già vengono tacciati di essere dei traditori.

Quando i Redentoristi aprono la loro Chiesa, si trovano a predicare a banchi vuoti. Troppe cose preoccupano la gente, allontanandola da Dio. Hanno difficoltà ad affidarsi a sacerdoti stranieri. Ci vorranno molti anni prima che i Redentoristi riescano a conquistare il cuore della popolazione, ma poi S. Benno diventerà un animatissimo centro della Chiesa cattolica in Varsavia.

Nel 1791, quattro anni dopo il loro arrivo, i Redentoristi trasformano il rifugio dei ragazzi in un'accademia. Aprono un pensionato per ragazze e ne affidano la direzione ad alcune nobili matrone di Varsavia. Il numero degli orfani è in costante aumento. Il denaro necessario per finanziare tutte queste attività provengono da alcuni benefattori regolari e da molta altra gente disponibile ad aiutare in vari modi; ma Clemente è tuttora costretto a mendicare di porta in porta per trovare l'aiuto necessario al sostegno dei suoi numerosi orfani. In Chiesa, Clemente
Nella crisi economica
Quasi fin dal principio vengono attaccati su due fronti. Politicamente sono degli stranieri. Possono anche mischiarsi fra la gente e darsi molto da fare, con un buono e santo lavoro, da veri preti. Possono avere cura di centinaia di orfani, celebrare migliaia di messe, ravvicinare decine di migliaia di persone a Dio, ma i Redentoristi tedeschi rimangono pur sempre un elemento straniero in un paese costantemente in guerra.

L'altro attacco è ancor più doloroso, E' l'attacco personale sferrato di coloro che, abbandonando la Chiesa del loro battesimo, diventano frammassoni. Si riuniscono in gruppetti segreti e complottano contro i cattolici, per danneggiare i sacerdoti, fermare il culto pubblico e fare chiudere le chiese.

I Redentoristi debbono sempre tenere alta la guardia contro le imboscate. I loro nemici sono sempre in agguato per lanciare loro pietre o colpirli col bastone. Un giorno la morte bussa alla porta sotto forma di un pezzo di carne. Qualcuno regala un prosciutto ai Padri. Quattro sacerdoti moriranno di ptomaina a causa della carne avvelenata. Clemente deve superare quella terribile tragedia. Il numero dei Redentoristi diminuisce invece di crescere. Provvidenzialmente, quattro nuovi elementi si uniscono alla comunità poco dopo l'incidente, ma Clemente non dimenticherà mai i confratelli assassinati.

Ancora più doloroso per Clemente è la morte di Padre Thaddeus Huebl, suo compagno di classe e caro amico. Huebl viene chiamato al capezzale di un finto malato. Molte ore dopo viene buttato fuori da un
carro lanciato ad alta andatura, dopo essere stato torturato e lacerato di colpi. Molti giorni dopo muore a causa delle ferite subite. Clemente soffre profondamente nel vedere l'amico uscire dalla sua vita. Oramai dovrà farcela da solo.

Gli attacchi continuano. I Redentoristi diventano oggetto di scherno nei teatri. I sacerdoti polacchi del luogo cercano perfino di fermare l'opera dei Redentoristi che hanno dedicato ben 20 anni a ricostruire la fede del popolo di Varsavia, eppure vengono attaccati, bistrattati, infastiditi. Nel 1806 una legge vieta ormai ai parroci locali di invitare i Redentoristi a predicare le missioni nelle loro parrocchie. Poi giunge la legge ancora più restrittiva che vieta ai Redentoristi di predicare e di confessare anche nella loro chiesa di S. Benno.

Contro queste azioni Clemente si appella direttamente al Re della Sassonia che all'epoca governa la Polonia. Seppure a conoscenza del bene che i Redentoristi stanno facendo, questi non è in grado di fermare i molti frammassoni e giacobini che vogliono cacciare i Redentoristi dalla Polonia. Il 9 giugno 1808 viene firmato il decreto di espulsione. Undici giorni dopo la Chiesa di S. Benno viene chiusa ed i 40 Redentoristi che ne erano al servizio vengono condotti in prigione, dove sono trattenuti per quattro settimane per poi sentirsi intimare l'ordine di ritornare nei loro paesi.

De Bini, Espulsione da Varsava
Vienna: un nuovo inizio

Nel mese di settembre 1808, dopo l'esilio dalla Polonia, Clemente arriva a Vienna. Vi rimarrà fino alla sua morte, all'incirca 13 anni dopo. Nel 1809, quando le forze napoleoniche attaccano Vienna, Clemente, come cappellano ospedaliero, cura i soldati feriti. L'arcivescovo del luogo nota lo zelo di Clemente e gli chiede di occuparsi di una piccola chiesa italiana della città di Vienna. Clemente vi rimane per quattro anni, per poi essere nominato cappellano delle Suore Orsoline nel mese di luglio 1813.

Nella cura che dedica al benessere spirituale delle Suore e dei laici che accorrono alla loro cappella, la vera santità di Clemente diventa sempre più ovvia. La riverenza con cui si avvicina a quell'altare palesa il fatto che è uomo di fede. Dal pulpito le sue labbra pronunciano le parole che la gente ha bisogno di sentire. Predica affinché possano rendersi conto dei loro peccati, capire la bontà di Dio, e vivere la loro vita secondo la volontà di Dio. Ma se dal pulpito ruggisce come un leone, nel confessionale diventa un agnellino. Ascolta i peccati dei penitenti, riesce sempre a trovare un messaggio di incoraggiamento, chiede a Dio di perdonarli, e li congeda affinchè riprendano il loro cammino.

San Clemente patron di Austria
All'inizio degli anni 1800, Vienna è uno dei centri culturali più importanti d'Europa. Clemente ha piacere di passare del tempo con gli studenti e con gli intellettuali del luogo. Gli studenti vengono - separatamente oppure in gruppi - a trovarlo nei suoi alloggi, per parlare, condividere un pasto, cercare consigli. Fra questi, molti diventeranno poi Redentoristi. Riconduce molti personaggi ricchi, ed esponenti dell'arte alla Chiesa, ivi compresi Frederick and Dorothy von Schlegel (figlia di Mendelssohn, fondatore della scuola romanticista); Frederick von Klinkowstroem, l'artista; Joseph von Pilat, segretario privato di Metternich; Frederick Zachary Werner, che poi, una volta sacerdote, diventerà un grande predicatore; e Frederick von Held, che, diventato Redentorista porterà la Congregazione fino a raggiungere l'Irlanda.

A Vienna Hofbauer si vede nuovamente attaccato. Per un po' di tempo gli viene vietato di predicare. Viene minacciato di essere espulso perché si è messo in contatto con il suo Superiore Generale Redentorista, di Roma. Ma perché l'espulsione possa ufficializzarsi deve essere firmato dall'Imperatore Franz d'Austria. Ma all'epoca l'Imperatore è in pellegrinaggio a Roma, dove rende visita al Papa Pio VII; viene così a sapere quanto l'opera di Hofbauer sia apprezzata. Apprende anche come ricompensare Hofbauer per i suoi anni di dedicato servizio, concedendogli di aprire una fondazione Redentorista in Austria.
Così, invece del bando di espulsione, a Hofbauer viene concesso un'udienza con l'Imperatore Franz. I piani vengono stabiliti in fretta. Si sceglie una chiesa e la si ristruttura per farla diventare la prima fondazione Redentorista in Austria. Ma purtroppo sarà avviata senza Clemente. Ammalatosi nei primi giorni di marzo 1820, muore il 15 marzo di quell'anno. Come Mosé nelle Scritture ebraiche, ha condotto il suo popolo fino alla Terra Promessa ma non ha potuto vivere abbastanza a lungo per entrarvi. Muore comunque con una gratificazione: quella di sapere che il suo secondo sogno è stato realizzato.

Canonizzazione di S. Clemente
Conclusione

Clemente Hofbauer è stato beatificato il 29 gennaio 1888 da Papa Leone XIII, e canonizzato santo della Chiesa cattolica il 20 maggio 1909. Nel 1914, Papa Pio X gli concede il titolo di Apostolo e Patrono di Vienna. Oggi, a più di 150 anni dalla sua morte, la festa annuale di S. Clemente viene ricordata in modo specialissimo dalla popolazione di Vienna e dai seimila sacerdoti e Frati nel mondo intero che vestono l'abito Redentorista come lo fece S. Clemente.

Che cosa ha fatto di Clemente Hofbauer un santo? Non ha fatto alcun miracolo che potesse stupire, non ha avuto né visioni né estasi che potessero colpire. Aveva perfino alcuni difetti - un temperamento tedesco irascibile, la tendenza ad essere burbero. Ma se ci fosse stato dato di stare alcune ore alla sua presenza, avremmo scoperto che era un uomo di fede straordinariamente salda, un uomo di calma e di pace straordinaria, un uomo capace di lavorare per il bene delle anime senza stancarsi mai.

Caratteristica principale della sua santità è la semplicità. Accettava la volontà di Dio così come essa si manifestava a lui, facendo tutto il bene di cui era capace. Condusse una vita di innocenza e di servizio dedicandosi alla gloria di Dio e ad indurre gli altri a servirLo. Proprio nel modo molto semplice in cui è diventato santo, San Clemente rimane un modello per tutti noi.
(Testo da www.cssr.com, edizione propria)

San Clemente M. Hofbauer
Spera di essere ordinato nel 1835, ma ecco, il vescovo decide che non vi saranno altre ordinazioni. Oggi è difficile immaginare la cosa, ma all'epoca la Boemia era gremita di sacerdoti. Giovanni scrive a tutti i vescovi d'Europa ma la storia si ripete ovunque. Nessuno vuole altri sacerdoti. Giovanni è convinto di essere chiamato al sacerdozio ma tutte le porte che conducono alla vocazione sembrano chiuderglisi in faccia.

Giovanni non rinuncia. Ha imparato l'inglese lavorando in una fabbrica dove i lavoranti parlavano l'inglese. Così scrive ai vescovi in America. Finalmente un vescovo di New York accetta di ordinarlo. Per poter seguire la chiamata di Dio al sacerdozio Giovanni è costretto a lasciare per sempre la sua madre patria e ad attraversare l'atlantico per recarsi in una terra nuova e ancora aspra.

S. Giovanni Neumann (1811-1860)


Vescovo di Filadelfia, Pensilvania, USA, nato a Prachatitz in Boemia il 28 marzo 1811, figlio di Filippo Neumann e Agnes Lebis. Frequenta la scuola a Budweis e vi entra nel seminario nel 1831.

Due anni dopo si trasferisce all'università Charles Ferdinand a Praga, dove studia teologia.

Migrazione a New York in 6 secondi
Neumann il primo Redentorista
professo in America
A New York, Giovanni diventa uno dei 36 sacerdoti a servizio di 200.000 cattolici. La sua parrocchia, nella parte occidentale dello stato di New York si estende dal lago Ontario alla Pensilvania. La sua chiesa non ha né campanile né pavimento, ma poco importa perché Giovanni è quasi sempre per via e si sposta di villaggio in villaggio, scalando le montagne per rendere visita ai malati, trovando riparo nelle soffitte e nelle taverne ove insegna, e celebrando la Messa su tavole di cucina.

La mole del suo lavoro è tanta e la sua parrocchia è molto isolata. Giovanni sente il desiderio di appartenere ad una comunità e entra a fare parte dei Redentoristi, una congregazione di sacerdoti e frati dedicata ad aiutare i poveri e più abbandonati.

Primo fra i sacerdoti ad entrare nella Congregazione in America, prende i voti a Baltimora il 16 gennaio 1842.

Fin dall'inizio i suoi compagni religiosi lo stimano moltissimo per la sua santità evidente, per il suo zelo e la sua affabilità. La sua conoscenza di ben sei lingue moderne lo rende particolarmente adatto a lavorare nella società multilingua americana del XIX secolo.


Lavoro con migranti
Lavora a Baltimora e a Pittsburgh, e nel 1847 viene nominato Visitatore o Superiore Maggiore dei Redentoristi negli Stati Uniti. Padre Frederick von Held, Superiore della provincia belga alla quale le case Americane appartengono, dice di lui: "E' un grand'uomo in cui la pietà si unisce ad una personalità forte e prudente". Ha un gran bisogno di queste qualità durante i due anni in cui regge quell'ufficio, poiché la fondazione americana sta attraversando un periodo di aggiustamento molto provato.

Quando depone il suo incarico nelle mani di Padre Bernard Hafkenscheid, i Redentoristi degli Stati Uniti saranno ormai meglio preparati a diventare una provincia autonoma, il che avverrà nel 1850.
Una delle prime fotografie della
Eastman Kodak a New York
Mosaico nella Cattedrale
di Filadelfia
Padre Neumann viene nominato vescovo di Filadelfia ed è consacrato a Baltimora il 28 marzo 1852. La sua diocesi è enorme e sta attraversando un periodo di notevole sviluppo.

Come vescovo, fu il primo ad organizzare un sistema diocesano di scuola cattolica. Fondatore dell'educazione cattolica in questo paese, egli fece passare il numero delle scuole cattoliche nella sua diocesi da 2 a 100. Fondò le Sorelle del Terzo Ordine di san Francesco per l'insegnamento nelle scuole. Tra le oltre 80 chiese costruite durante il suo episcopato va menzionata la cattedrale dei SS. Pietro e Paolo, da lui iniziata.

San Giovanni Neumann era piccolo di statura, dalla salute neanche robusta, ma nella sua breve vita riuscì a realizzare molte cose. Trovò perfino tempo per una ragguardevole attività letteraria, pur in mezzo ai suoi doveri pastorali.Oltre a numerosi articoli in giornali e riviste cattoliche pubblicò due catechismi e nel 1849 una storia della Bibbia per le scuole. Continuò ad essere attivo fino alla fine.

Il 5 gennaio 1860, a 48 anni di età, cadde esanime in una delle strade della sua città episcopale e morì prima che gli fossero somministrati gli ultimi Sacramenti. Fu beatificato da Papa Paolo VI il 13 ottobre 1963 e canonizzato il 19 giugno 1977.
(Testo da www.cssr.com, edizione propria)


Mosaico nella Basilica Redentorista di Filadelfia
(Testo revisato  da www.cssr.com, edizione propria)
STORIA E STORIE DEI REDENTORISTI
Operatore di miracoli

Pochi santi vengono ricordati per tanti miracoli quanti sono attribuiti a S. Gerardo. Il processo della sua beatificazione e canonizzazione rivela che sono avvenuti miracoli a profusione e di ogni genere e tipo.

Spesso cade in estasi mentre medita su Dio e sulla Sua santa volontà. In quei casi il suo corpo viene visto innalzarsi a vari piedi sopra il pavimento. Vari appunti autentici rivelano che in più di un'occasione è stato visto e gli è stata rivolta la parola nello stesso tempo in due luoghi diversi. La maggior parte dei suoi miracoli avvengono al servizio degli altri. Fatti straordinari come quelli che stiamo per elencare diventano un luogo comune quando si ha l'occasione di leggere la sua vita. Ridà la vita ad un ragazzo caduto da un'alta roccia; benedice lo scarsissimo raccolto di grano di una famiglia povera ed esso basterà loro fino alla prossima mietitura; varie volte moltiplica il pane che sta distribuendo ai poveri. Un giorno cammina attraversando le acque per guidare una barca piena di pescatori attraverso le onde tempestose e condurla a riva. Molte volte Gerardo svela alle persone i peccati nascosti che pesano sulla loro anima e che si sono vergognate di confessare, conducendole alla penitenza e al perdono.

S. Clemente Hofbauer (1751-1820)


Uno sguardo alla vita di Clemente Hofbauer può insegnarci molto su un sogno che si realizza, sulla preghiera ed il servizio, sulla perseveranza nella vita cristiana, sul diventare santo vivendo alla giornata, sul come adoperare ogni attimo della vita al suo giusto scopo. Clemente non fu un operatore di miracoli, non fu un visionario, fu soltanto un grande e santo Redentorista che si pose al servizio del popolo di Dio offrendo il meglio delle sue capacità.
All'epoca, gli effetti della guerra e della carestia stanno spingendo i senza tetto e gli affamati a bussare alle porte del monastero in cerca di aiuto. Hofbauer lavora giorno e notte per sfamare i poveri che bussano alla sua porta. Anche se questo non è il tanto agognato sacerdozio, è comunque per lui un'opportunità per aiutare il popolo di Dio che si trova in così grande bisogno.

Nel 1771, un viaggio in Italia conduce Hofbauer a Tivoli. Decide di diventare eremita nel sntuario di Nostra Signora di Quintiliolo e chiede al vescovo locale di poter ricevere l'abito di eremita. E' qui che Hansl Hofbauer riceve il nome di Clemente Maria: Clemente dal vescovo di Ancira in Asia e Maria dalla Beata Vergine. L'eremita Clemente prega per se stesso e per tutti coloro che, nel mondo, dimenticano di pregare. Lavora nel santuario ed assiste i pellegrini che lo frequentano. Ma Clemente non vi trova la felicità, e lascia Quintiliolo poco meno di sei mesi dopo.
Frequenta la scuola a Budweis