SECRETARIUS GENERALIS
DE FORMATIONE
C.SS.R.
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Caro confratello,

Riceva, con un fraterno saluto,  i migliori desideri nell'amore della Madre del Perpetuo Soccorso e la presenza dei nostri martiri ucraini.

Il Segretariato Generale per la Formazione esprime il suo sopporto alle molte attività realizzate nell'Anno della vocazione missionaria redentorista. Esprimiamo pure la nostra soddisfazione per la lettera del P. Generale Brehl nella festa del Perpetuo Soccorso.

In questa occasione è allegato il terzo articolo preparato da P. José Ulysses Da Silva con il titolo Il profilo del redentorista oggi. L'autore ci comunica una visione aggiornata della nostra identità. Scritto 2 anni fa, solleva molti argomenti che sono presenti nel magistero ecclesiale di Papa Francesco

L'articolo presenta una visione organica della nostra vita e missione, come individui, comunità e Conferenze. L'articolo è utile per la preghiera e per la condivisione come 'workshop'.

Questo articolo è il terzo di quest'anno vocazionale insieme con i precedenti di Brendan Kelly, Predicare il Vangelo di modo sempre nuovo nello Spirito di S. Alfonso,  del 2 febbraio e quello di  Ronnald McAinsh, Il tema del XXIV Capitolo Generale e della Formazione, della Pasqua recente.

Gli articoli sono stati pubblicati nelle lingue ufficiali della Congregazione. Se per qualsiasi motivo non avete ricevuto gli articoli precedenti sono disponibili su richiesta

Con fraterno saluto,

Segretariato Generale di Formazione Redentorista


ANNO PER LA VOCAZIONE
MISSIONARIA REDENTORISTA



Roma, Giugno 27, 2014    SEGF 2014/206
Festa del Perpetuo Soccorso e
Memoria dei Martiri Ucraini

Nuovo Articolo per la Formazione Iniziale e Continua

Il profilo del Redentorista oggi
IL PROFILO DEL REDENTORISTA OGGI

José Ulysses Da Silva, C.Ss.R
INTRODUZIONE

        Quando ero un piccolo seminarista era molto facile descrivere il profilo di un Redentorista: una bella sottana, di solito nera, tutta aperta, che si chiudeva con un cingolo, piegandola a  sinistra. Un collo bianco per i preti, distinguendoli dai fratelli. Ed un lungo rosario che pendeva dal cingolo e ballonzolava con i passi del missionario. Ecco  un genuino Redentorista, molto diverso da un francescano, domenicano, salesiano, ecc.! Era un profilo attraente, che ci faceva sognare il giorno in cui anche noi avremmo potuto indossare quella bella sottana. 

        I tempi sono cambiati. Come identificare il profilo di un Redentorista, vestito in borghese? Ci sarà una "sottana interiore ed invisibile" per identificare un Redentorista nei nostri giorni? Sicuramente c'è. Magari i colori e le linee non sono visibili a prima vista. Eppure, dietro ad ogni Redentorista, c'è qualcosa di diverso, uno
IL PROFILO FONDAZIONALE

        All'origine della nostra famiglia missionaria, il nostro profilo o modo di essere redentorista era innanzitutto una esperienza di vita personale e comunitaria intorno a un solo "intento": vivere e lavorare come missionari per gli abbandonati ed i poveri, innanzitutto attraverso la predicazione delle sante missioni. Insieme con Sant'Alfonso è la vita di questo gruppo missionario che verrà espressa nei primi testi della nostra regola.

        È importante mantenere la memoria di coloro che hanno progettato il profilo iniziale del Missionario redentorista: Gennaro Maria Sarnelli, Cesare Sportelli, Francesco Saverio Rossi, Giovanni Mazzini, Andrea Villani, Benigno Giordano, Paolo Cafaro, Vito Curzio, Gennaro Rendina, Gioacchino Gaudiello e Francesco Tartaglione. Senz'altro, fanno parte di questo gruppo fondante anche Gerardo Majella
Majella e Clemente Maria Hofbauer. Saranno sempre loro a ricordarci il timbro di legittimità del nostro vero profilo missionario ed il punto di riferimento in qualsiasi iniziativa di ristrutturazione.

        Conosciamo bene la lotta di Sant'Alfonso per sacramentare ufficialmente il tipo di missionario voluto da lui, cioè, il suo "intento" originale. Oggi siamo ben consapevoli di questo "intento", attraverso documenti come Ristretto Alfonsiano e Supplex Libellus. Eppure, lo stesso Sant'Alfonso si è sentito tradito da alcuni confratelli che nel Capitolo del 1764 hanno ripreso la tradizione falcoiana, facendo a meno delle Regole approvate da Benedetto XIV nel 1749. Grazie a Dio, questo "intento" è stato ripreso ed integrato nelle nostre attuali Costituzioni e Statuti e viene riaffermato in ogni Capitolo generale.

        Sant'Alfonso ci ha lasciato in tantissime opere, oltre alle regole, le linee del vero profilo di un Redentorista. È vero che il nostro fondatore narra dei  Redentoristi che vivevano in quel tempo e nella cultura del sud Italia. Comunque, ci sono delle caratteristiche che sembrano più attuali che mai.

        Oltre a tutte le virtù di una vita spirituale profonda, per Sant'Alfonso una traccia essenziale e propria del Redentorista era la dedizione totale alle missioni ed agli abbandonati pastoralmente. Storicamente, l'invito iniziale diretto da Sant'Alfonso ai suoi primi compagni non volgeva in primo luogo alla preoccupazione della propria salvezza o santificazione, bensì alla disponibilità per dedicarsi totalmente alle missioni popolari. Dovevano assumere con lui un impegno permanente a diventare missionari itineranti per gli abbandonati e poveri. Il voto di perseveranza ci ricorda proprio questa fedeltà alla missione, per cui il Redentorista doveva essere un uomo libero e disponibile sempre. La chiarezza del suo 'intento' faceva convergere tutta la vita del gruppo missionario.

        La libertà e la disponibilità alla vita missionaria esigeva un distacco cosciente ed esplicito da determinate situazioni che potevano comprometterla. Nei suoi "Avvisi spettanti alla vocazione religiosa" (Opere Ascetiche, vol. IV, pp. 396-412, Torino 1847), Sant'Alfonso sottolinea, sia per i Redentoristi che per tutti i candidati alla vita consacrata, l'importanza del distacco dalle comodità, dai parenti, dalla stima propria e dalla propria volontà.

-    Il distacco dalla comodità ci fa assumere il voto di povertà con tutti i possibili disagi e mancanze che la missione ci fa affrontare. Essere missionario significa essere contento e non turbarsi mai anche se venisse a mancarci il necessario.

-    Il distacco dai parenti libera il missionario dai condizionamenti affettivi che potrebbero impedirgli di andare in missione lontano dalla famiglia.

-    Il distacco dalla propria stima significa una rinuncia radicale alle ambizioni materiali, sociali ed ecclesiastiche in beneficio proprio. Si può lasciare tutto, afferma Sant'Alfonso, ma se si rimane attaccato alla stima propria saremmo sempre vittime delle nostre ambizioni e questo è il danno maggiore. Per "seguitare l'esempio del nostro Salvatore Gesù Cristo", la prima condizione è rinnegare se stesso e non badare più ai meriti, all'immagine
IL PROFILO DELLE NUOVE COSTITUZIONI

        Per mandato del Concilio Vaticano II (1962-1965), abbiamo avuto il Capitolo generale speciale del 1967-1969. Le cinque principali Costituzioni del Concilio hanno avuto un impatto diretto sul lavoro dei Capitolari e sui testi delle nostre Costituzioni e Statuti: 'Lumen  gentium' sulla Chiesa, 'Dei Verbum', sulla divina rivelazione, 'Gaudium  et Spes', sulla Chiesa nel mondo di oggi, e 'Sacrossanctum  Concilium' sulla sacra Liturgia. Le nostre attuali Costituzioni e Statuti sono state approvate definitivamente il 2 febbraio 1982, nel 250º anniversario della fondazione della Congregazione. Queste Costituzioni ripresero il fine unico dei Redentoristi nella Chiesa "di  seguitare l'esempio del nostro Salvatore Gesù Cristo in predicare ai  poveri la divina parola, come egli già disse di se stesso: - Evangelizare  pauperibus misit me". Il nostro cammino di santificazione dipende, perciò, dal nostro coinvolgimento missionario con questi due personaggi: Gesù Redentore e il povero abbandonato.
        Comunque, non basta il testo di una nuova regola perché tutto e tutti si rinnovino. C'è tutta una storia da superare e tutta una storia da costruire. Come nel passato, la storia è fatta da personaggi e da protagonisti, che incarnano le regole nelle loro esistenze. Abbiamo bisogno di nuovi 'Clemente Hofbauer', 'Gerardo Majella', 'Giovanni Neumann', 'Pietro Donders', per contemplare un nuovo profilo del Missionario Redentorista. Eppure ci sono, come è stata la sorpresa dei confratelli martiri ucraini e di tanti altri, ancora sconosciuti.

        Le nuove Costituzioni ci hanno dato un bel profilo del Missionario Redentorista, che ripetiamo con orgoglio: "Forti nella fede, lieti nella speranza, ferventi nella carità, ardenti nello zelo, coscienti  della propria debolezza, perseveranti nella preghiera, i Redentoristi, da uomini apostolici e veri figli di  S. Alfonso, seguendo con gioia il Salvatore Gesù, partecipano del suo mistero, lo annunziano con  semplicità evangelica di vita e di parola e, rinnegando se stessi, sono sempre pronti ad affrontare  ogni  prova per portare agli uomini l'abbondanza della Redenzione" (C. 20). Allo stesso tempo, riconosciamo con umiltà quanto lontani siamo ancora da questa bellissima immagine.

        Oltre a questa descrizione, le nuove Costituzioni sottolineano altre tracce essenziali della vita redentorista: vivere ed attuare sempre dentro la Comunità apostolica, dedicare la vita alla missione di Cristo Redentore attraverso i voti religiosi, formarsi innanzitutto per essere missionario, avere forme di governo per la missione e organizzare le strutture per la missione. È questa la "sottana invisibile" che identifica un Missionario Redentorista. Senz'altro, è una sottana più difficile da cucire, perché la deve fare ciascuno di noi.


all'immagine sociale, alla carriera, ecc. Sarà più libero chi sopporta i disprezzi ed umiliazioni di chi è ambizioso ed è sempre in lotta per superare gli altri o per avere dei vantaggi. Per Sant'Alfonso, chi non rinuncia alla stima propria, "è meglio che non v'entri, o entrato se ne vada  via".

-    Ed il distacco dalla propria volontà offre al missionario la capacità di vivere e lavorare in comunità sempre. Ecco il distacco che vince la cultura dell'individualismo in tutte le sue dimensioni emozionali, comunitarie e pastorali. È proprio il voto d'ubbidienza ad esigere questo distacco e "questa è la cosa più necessaria fra tutte". Sacrificare la propria volontà è "donarsi  tutto  a Gesù Cristo", è fare "la donazione del cuore". Il mondo non può capire "quanto vale la  vita d'ubbidienza in comunità", perché anche se facciamo di meno, "chi fa tutto per ubbidienza, sta sicuro che in tutto dà gusto a Dio". Senz'altro, per vivere così bisogna essere preparato a non soddisfare i propri desideri o idee. Bisogna imparare a saper perdere con pace. La comunità e la missione avranno sempre la priorità, anche sul gusto personale della preghiera e degli studi, dice Sant'Alfonso. E lui ripete con S. Maria Maddalena de' Pazzi "le cose che si fanno per ubbidienza  sono tutte orazioni".

        Questi distacchi non sono finalizzati a se stessi. Sono le condizioni per essere davvero missionari al servizio degli abbandonati e dei poveri e per vivere ed agire in comunità missionaria. Rappresentano lo sfondo sul quale lo Spirito può scolpire il profilo del genuino Redentorista.


2.    Il Redentorista, annunziatore esplicito, profetico e liberatore del Vangelo ai poveri, che si lascia anche evangelizzare da loro

        Il XX Capitolo Generale del 1985 ha approfondito il tema del sessennio anteriore, nel senso di proporre che il nostro annunzio esplicito del Vangelo portasse la forza di una profezia e proclamasse la liberazione integrale dei poveri. Allo stesso tempo, bisogna relazionarsi con i poveri non soltanto come destinatari, ma anche come protagonisti della Evangelizzazione, cioè, loro ci evangelizzano, perché la loro esistenza stessa è un richiamo alla nostra conversione personale e comunitaria, in particolare riguardo alla povertà. Durante questo sessennio, il Governo generale ha inviato alla Congregazione la Communicanda 4: "Evangelizare pauperibus et a pauperibus evangelizari", (30/3/1986), sull'Evangelizzazione; la Communicanda 10: Sant'Alfonso, Missionario dei poveri - riflessioni per il bicentenario della morte del nostro fondatore (1/7/1987); la Communicanda 11: La Comunità Apostolica Redentorista, in se stessa una proclamazione profetica e liberatrice del Vangelo (25/12/1988), sulle conseguenze del tema del sessennio nella nostra vita comunitaria.

        Il tema del sessennio arricchisce il profilo del Redentorista con la sfida che sia un missionario  con  il coraggio di essere profeta, nel denunciare tutto ciò che è contro il Vangelo e annunziare una  liberazione o redenzione non soltanto spirituale, ma integrale, cioè, anche dei peccati sociali e di tutte  le ingiustizie presenti nella società. Allo stesso tempo, il missionario redentorista non arriva come il  salvatore dei poveri, ma si mette accanto a loro per camminare insieme, nella dinamica di  evangelizzare ed essere evangelizzato. L'esistenza stessa dei poveri deve condizionare le nostre scelte  pastorali, il contenuto del nostro messaggio, la nostra vita comunitaria, il tipo di formazione e la  nostra  consacrazione religiosa.

1.    Il Redentorista, annunziatore esplicito del Vangelo

        Il XIX Capitolo generale del 1979, oltre a preparare il testo definitivo delle Costituzioni e Statuti, proponeva come tema del sessennio: "L'annunzio esplicito del Vangelo", come criterio per  rivedere e rieleggere le priorità pastorali d'ogni Unità. Questo ha stimolato in tutta la Congregazione uno sforzo per esaminare la validità delle opere esistenti e un'apertura a nuove missioni.

        Il tema del sessennio lascia chiaro una caratteristica importante nel profilo del redentorista: l'impegno di annunciare il Vangelo in  modo esplicito, attraverso tutte le forme di comunicazione possibili. L'annuncio implicito è valido soltanto mentre si aspetta il momento  propizio per renderlo esplicito.

3.    Il Redentorista, missionario di vita comunitaria apostolica

        Il XXI Capitolo Generale del 1991 esplicita la dimensione comunitaria della nostra Vita Apostolica. L'evangelizzazione del Redentorista sarà sempre comunitaria. Il suo annunzio evangelico dovrà essere una espressione della sua vita comunitaria e lui andrà in missione sempre in nome della sua comunità, con la finalità di creare o rinnovare la vita fraterna e comunitaria della Chiesa. Per vivere bene questa dimensione fondamentale della vita redentorista, il Capitolo appoggia la vita comunitaria sull'Evangelizzazione inculturata e sulla Spiritualità redentorista. Insomma, per portare avanti l'annunzio esplicito, profetico e liberatore del Vangelo, bisogna che si fondamenti su queste tre basi: la Comunità, l'Inculturazione del Vangelo e la Spiritualità redentorista. Il tema di questo Capitolo ha ispirato la Communicanda 1: Far vivere e crescere l'essenziale della nostra Vita Apostolica (1/8/1992), in cui si approfondisce il tema del sessennio; la Communicanda 2: L'unità nella diversità (14/1/1994), nella quale insiste che sia il dinamismo missionario il punto di unità nella diversità e nel pluralismo della Congregazione nel mondo; la Communicanda 3: Leggere i segni dei tempi (8/9/1994), in cui le statistiche della Congregazione presentano questioni che richiedono risposte urgenti; la Communicanda 4: La collaborazione della comunità redentorista con i laici - direttive e norme (8/9/1995), nella quale offre le norme per caratterizzare la figura del Missionario laico redentorista.

        Il tema del sessennio sottolinea la dimensione comunitaria come parte essenziale del  profilo del  redentorista. È in se stessa una forza di Evangelizzazione. Comunque, non è una vita comunitaria  chiusa 'ad intra', ma vincolata all'impegno di una evangelizzazione inculturata e nutrita da una  spiritualità propria, profondamente missionaria. Il Redentorista deve assumere la convivenza fraterna  quotidiana, come testimonianza di una esperienza di vita evangelica, che vuole proporre a tutti. Perciò  dovrà essere disponibile per 'incarnarsi' in qualsiasi cultura dove vuole annunziare la Buona Nuova di  Gesù. In questa missione, avrà bisogno di nutrirsi di una mistica missionaria, che lo identifica con il  Redentore e le offre la ragione d'essere della sua gioia di vivere e della sua disponibilità missionaria.


4.    Il Redentorista, missionario con la mistica della abbondante Redenzione!

        Il XXII Capitolo generale del 1997 volge lo sguardo ai temi proposti nei Capitoli anteriori e sente il bisogno di manifestare con più intensità la dimensione mistica della Vita apostolica del Redentorista. Senza mistica non c'è missione. Senza mistica non c'è motivazione per perseverare nella vita di dedizione missionaria. Possiamo proporre bellissimi temi e convocare tutti all'apertura verso le urgenze missionarie del mondo, ma senza una vita spirituale piena di vitalità personale e comunitaria, niente si farà, niente si reggerà e niente persevererà. "La Spiritualità è allo stesso tempo origine e meta  della missione", afferma il documento finale, e aggiunge: "Qualsiasi  attività missionaria che non nasce da un profondo impegno con Gesù  è destinato a fallire" (nn. 5-6). Una Spiritualità che dipende da un rapporto
rapporto personale e profondo con la persona di Gesù, nostro Redentore,  e si irradia nell'annunzio esplicito, profetico e liberatore del Vangelo. Perciò il Redentorista non è mai un pubblicitario della Chiesa, ma un cristiano che condivide con gioia e dinamismo la sua esperienza personale e comunitaria della abbondante Redenzione. Le azioni missionarie, la vita comunitaria, l'apertura ai laici, tutto deve partire dalla base della Spiritualità per strutturarsi in rapporti pieni di vitalità spirituale e non soltanto d'efficacia pastorale. Le Communicanda che susseguirono hanno manifestato ancora meglio il tema del sessennio: Communicanda 1 (25/2/1998): "Spiritualità, nostra sfida più importante, proprio  perché dobbiamo essere sempre pronti a rispondere a chiunque ci chiede conto della speranza che è  nei nostri cuori" (nn. 12-26, 1Pd 3,15); Communicanda 2 (14/1/2000): "Guai a me se non evangelizzo"(1Cor 9,16), che ci ricorda come la nostra Spiritualità è intrinsecamente missionaria, proprio perché è una Spiritualità della copiosa Redenzione per tutti; Communicanda 4 (31/3/2002): "Un cuore solo e un'anima sola", insiste nell'impegno della solidarietà in tutte le dimensioni della vita redentorista.
     
        Questo Capitolo esige che il profilo del Redentorista venga progettato dall'interno verso l'esterno, cioè, i tratti distintivi di un genuino Redentorista si trovano nella sua anima, nei valori del suo spirito, nella sua comprensione del Dio di Gesù, della vita, del mondo e della sua missione. La sua fede si  distingue come una adesione-unione di amore con Gesù Redentore, consapevole d'essere lui stesso  per primo in processo di redenzione, nel bisogno quotidiano della misericordia del Padre e dell'amore  del Redentore nella sua vita. Perciò, la sua dedizione missionaria non è che un impegno di risposta  totale alla esperienza di questo immenso amore. È questa Spiritualità che rende il Redentorista libero  dei risultati di successo o meno nella missione. Cioè, c'è qualcosa di più profondo che lo sostiene  nella  motivazione missionaria e nella disponibilità per le sfide pastorali.

5.    Il Redentorista, missionario che da la vita per la copiosa Redenzione

        Nel 2003, il XXIII Capitolo generale ancora una volta fa la rilettura dei Capitoli precedenti ed in uno sforzo di sintesi del cammino percorso, offre un lemma per il nuovo sessennio, che è allo stesso tempo, un invito missionario ad ogni confratello: "Dare la vita per la copiosa Redenzione".

        La disponibilità di dare la vita ci viene dalla gioia immensa di essere con Gesù in quanto comunità missionaria, per essere inviati a predicare ai più abbandonati (nn. 3-4). E questo viene anche in conseguenza della professione religiosa, atto che ha definito la nostra vita missionaria.

        Il lemma del sessennio richiede inoltre la ristrutturazione della Congregazione, per avviare la solidarietà tra di noi e orientare il nostro dinamismo apostolico in un mondo globalizzato, sempre per il bene della missione. Come i Discepoli di Emmaus, la esperienza di essere con il Signore ci costringe a metterci in cammino ancora una volta, senza aspettare l'indomani.

        Il Governo generale prepara due Communicanda su questo tema: Communicanda 1: "Chiamati   a  dare la vita per la copiosa Redenzione" (8/4/2004) e Communicanda 2: "La Redenzione" (4/6/2006), che mette insieme sia la dimensione di spiritualità, centrata in Gesù Redentore, che l'esigenza di una ristrutturazione profonda.

        Nel profilo del Redentorista la consacrazione religiosa si definisce come dedizione comunitaria a  Cristo Redentore. Siccome lui ha come fine "seguitare l'esempio del nostro Salvatore Gesù", il  compromesso di dare la vita per la copiosa Redenzione è parte essenziale della sua dedizione. Essere  Redentorista significa che la sua vita non può essere risparmiata, ma offerta con  generosità e con gioia. È la sua forma di continuare il Redentore, che ci ha amati per primo e che in ogni Eucaristia  rinnova la donazione della sua vita per noi. Perciò, questo lemma ci porta a vivere la realtà più  profonda dell'Eucarestia, come comunione di vita e di missione con il Signore.


VERSO UN PROFILO INTERNAZIONALE
I SETTE PRINCIPI DELLA RISTRUTTURAZIONE
LA CONGREGAZIONE ORGANIZZATA IN CINQUE CONFERENZE
        Il Capitolo ci propone la sfida della Ristrutturazione integrale, come cammino di una nuova speranza missionaria, che comincia dal profilo spirituale del Redentorista, cioè, da un cuore rinnovato fino a coinvolgere le strutture organizzatrici della Congregazione.

        La Ristrutturazione si basa, quindi, sulla speranza e sulla conversione, e dovrebbe provocare una nuova solidarietà e una nuova disponibilità missionaria, sia dei singoli confratelli che delle Unità. Ed il suo traguardo è la formazione di una nuova cultura redentorista, con un orizzonte che va oltre i confini delle nostre Unità e dei nostri impegni locali. È davvero una sfida quella di costruire una globalizzazione missionaria.

        Perché la Ristrutturazione non sia una avventura momentanea, ma un processo consistente, il Capitolo ha proposto sette principi fondamentali, che dovranno orientare tutte le decisioni posteriori e caratterizzare chiaramente il profilo del Redentorista. Da questi sette principi possiamo ricavare alcune linee del nostro profilo missionario:

  • Il Redentorista è per la Missione :

-    ecco la condizione assoluta per diventare Redentorista, sin dalla promozione vocazionale fino alla professione perpetua e come un principio che orienta tutta la sua vita.


  • Il Redentorista, perché è essenzialmente missionario, deve risvegliare la sua Vita Apostolica, nel senso di suscitare in se stesso una nuova disponibilità per la missione:

-    trattasi di una disponibilità alla Congregazione e non soltanto alla sua Unità. La professione religiosa ha una caratteristica propria per il Redentorista, perché lui si consacra a vivere per sempre una "Vita Apostolica", che coinvolge tutte le dimensioni del suo essere ed agire per la Missione.


  • Il Redentorista, perché è essenzialmente missionario, dovrà cercare ed accompagnare i più abbandonati, specialmente i poveri. Per raggiungere questo fine dovrà impegnarsi nella ristrutturazione all'interno delle Unità e delle Conferenze, ed anche oltre i confini delle Unità e delle Conferenze:

-    non si può essere missionario rimanendo statico. La mobilità personale e delle opere integra la condizione missionaria. Seguire i poveri significherà praticare un distacco radicale, senza paura di perdere ciò che era stato costruito, perfino le sicurezze personali e istituzionali.


  • Il Redentorista, perché è essenzialmente missionario, sarà aperto alla Solidarietà nella Missione, che include l'abilità di ottimizzare le risorse umane (confratelli e laici) e finanziarie:

-    la capacità di condivisione interna di tutte le risorse eviterà situazioni di fragilità in tante iniziative autenticamente missionarie.


  • Il Redentorista, perché è essenzialmente missionario, è favorevole alla associazione fra le Unità, sempre alla ricerca di un traguardo comune:

-    l'appartenenza ad una Unità non potrà mai chiudere le porte ad altre Unità. Le urgenze missionarie devono sovrapporsi all'identificazione locale o nazionale.

        Questi principi hanno condotto il Capitolo a prendere la decisione di offrire ai Redentoristi uno spazio più ampio di vita e di azione missionaria, organizzando la Congregazione in cinque Conferenze. Ogni Conferenza sarà un nuovo livello di autorità per implementare le decisioni delle rispettive assemblee ed in grado di convocare i confratelli dalle diverse Unità per formare nuove comunità missionarie.

        Questa decisione dovrà portare un cambiamento profondo nella mentalità dei Redentoristi degli ultimi 50 anni, in modo particolare dei membri di quelle Province nate in questo periodo, che si sono formate quasi esclusivamente all’interno di una Unità e  identificati soltanto con i propri bisogni pastorali. L’orizzonte missionario, fuori dalla propria Unità, era visto piuttosto come eccezione e le poche iniziative avute tante volte erano precarie, cioè, realizzate con ciò che avanzava dalle Province. D’ora in poi, sin dalla promozione vocazionale, la proposta ai candidati comprenderà una disponibilità nuova di essere missionario della Conferenza e non soltanto di una Unità. 

        Le Conferenze sicuramente condizioneranno il profilo del Redentorista del futuro. È una nuova cornice, molto più ampia e coinvolgente, che esigerà una apertura culturale da vivere e attuare in comunità interprovinciali e internazionali. Le nuove generazioni di Redentoristi dovrebbero far prevalere la consacrazione religiosa e missionaria come ragione di vivere e lavorare insieme al di sopra delle diversità culturali, nazionali, ecclesiali e provinciali. Aggiungendo “CSsR” al proprio nome nella prima professione, il Redentorista assume per cosi dire un nuovo cognome, diventando membro di una nuova famiglia, che dovrebbe condizionare le sue scelte future prima di qualsiasi altro legame o interesse. È questa nuova famiglia che richiede da lui disponibilità e flessibilità come missionario per adattare il suo stilo di vita e di agire e per formare comunità con i suoi nuovi (con)fratelli in qualsiasi parte del mondo al servizio della missione. Perciò, l’interesse di conoscere le altre culture e le altre lingue è parte della vocazione e dello spirito missionario dei Redentoristi.

        Le Conferenze allargano l’orizzonte delle Unità, e non devono far correre il rischio di farle chiudere anche in se stesse. Perciò il Capitolo ha proposto il lavoro in Rete (network), che chiede una responsabilità e una collaborazione tra le Conferenze dinanzi alle carenze ed urgenze missionarie come sono la mobilità umana, i santuari, la gioventù, la giustizia sociale, ecc. e la regione di Africa e Madagascar.

Senz’altro, la creazione della Conferenza offre un nuovo profilo alla Congregazione stessa, che viene descritta così dal Capitolo:

  • “La Conferenza può offrire l'opportunità per una più profonda revisione della vita e del lavoro redentorista all'interno dei suoi confini. È un forum di discernimento pastorale multi¬laterale, diverso dal discernimento di singole Unità; un forum dove le necessità locali possono essere prese seria¬mente, ma viste in un più ampio contesto.

  • All'interno di una Conferenza, la sfida della vitalità missio¬naria va oltre gli immediati confini nazionali. Questo ci assi¬cura di poter superare il provincialismo e così estendere le potenzialità della nostra vocazione alla evangelizzazione nel mondo oggi.

  • La Conferenza è più capace a dare un senso di sicurezza alle nuove iniziative apostoliche, ma anche, ed è importante, a dare un senso di sicurezza alle Unità deboli. (Nel passato, tale sicurezza spesso veniva assicurata dalle Province-madri).

  • Come struttura, la Conferenza offre l'ambiente per un migliore apprezzamento della conservazione e dello svi¬luppo dei vari riti liturgici all'interno della Congregazione.

  • In termini di risorse economiche, la Conferenza dovrà porre in atto un sistema che lasci spazio alla maggiore equità e solidarietà possibile, ed a un discernimento più efficace negli interessi della missione Redentorista.

  • La Conferenza aiuta a discernere le possibilità e le priorità per le iniziative e gli inviti alla missione.

  • La Conferenza offre un orizzonte più largo per l'identità della prossima generazione di Redentoristi.

  • La Conferenza aiuta ad offrire la direzione, la visione e la strategia per la formazione iniziale e continua.

  • È responsabilità primaria della Conferenza stabilire e so¬stenere le comunità internazionali e interprovinciali per la missione Redentorista

  • La Conferenza, nell'insieme, assiste il Governo Generale nel suo governo della Congregazione.” (Doc. F.)

"Un profilo del confratello redentorista plasmato da questa nuova visione"

1.    Il "distacco" cosi come lo vede Sant'Alfonso è ancora valido e attuale per un nuovo profilo del Redentorista?

2.    I temi proposti dai Capitoli generali 1979, 1985, 1991, 1997 e 2003 hanno avuto una incidenza sul profilo delle attuali generazioni di Redentoristi? Cosa ci ha arricchito e cosa ci è mancato finora?

3.    Quali le condizioni per la promozione vocazione e gli orientamenti fondamentali per la formazione iniziale che dovrebbero essere comuni a tutte le Unità e Conferenze affinché i nostri candidati possano assimilare il nuovo profilo del Redentorista?

CON "SPERANZA RINNOVATA, CUORI RINNOVATI E STRUTTURE RINNOVATE PER LA MISSIONE" LEGGIAMO LA COSTITUZIONE 20 IN FORMA DI PREGHIERA:
GESÙ, NOSTRO SANTISSIMO REDENTORE,
AIUTACI AD ESSERE FORTI NELLA FEDE, LIETI NELLA SPERANZA, FERVENTI NELLA CARITÀ,
ARDENTI NELLO ZELO, COSCIENTI DELLA PROPRIA DEBOLEZZA E PERSEVERANTI NELLA
PREGHIERA. CONCEDICI DI ESSERE UOMINI APOSTOLICI E VERI FIGLI DI S. ALFONSO,
SEGUENDO CON GIOIA A TE, NOSTRO SALVATORE. DACI PARTECIPARE DEL TUO MISTERO,
ANNUNZIANDOLO CON SEMPLICITÀ EVANGELICA DI VITA E DI PAROLA. INFINE AIUTACI A
RINNEGARE A NOI STESSI ED ESSERE SEMPRE PRONTI AD AFFRONTARE OGNI PROVA PER
PORTARE AGLI UOMINI  L'ABBONDANZA DELLA REDENZIONE.
AMEN.


Questioni per discutere in "workshop" o in dibatito
        I principi della ristrutturazione assicurano la continuità della nostra identità fondamentale e della missione come Reden¬toristi nella Chiesa e nel mondo. Nello stesso tempo, essi richiedono nuove realtà e strutture che daranno rinnovato slancio a tale missione e identità.

        In termini concreti, di seguito è proposto un profilo di come apparirà un confratello facente parte di una Congregazione nuovamente ristrutturata.

  • Questo confratello parteciperà ad un programma di no¬viziato tra le varie Unità, normalmente appartenenti alla stessa Conferenza. Egli interagirà con confratelli di altri paesi, culture e probabilmente anche di altre lingue.

  • Durante la sua formazione iniziale egli prenderà coscienza del carisma della Congregazione e dei doni speciali ed apostolati della sua propria Unità. Egli apprenderà dalla nostra storia che il rinnovamento continuo e la ristruttura¬zione è stato vitale per la continuità della nostra missione.

  • Quando emetterà I voti, il suo impegno sarà per l'intera Congregazione e non semplicemente per la sua particolare Unità. Praticamente, questo impegno sarà messo in atto all'interno della sua Unità e della Conferenza alla quale la sua Unità appartiene. In altre parole, egli avrà bisogno di avere una più larga visione delle circostanze del cambia¬mento, delle realtà umane e delle priorità apostoliche non solo della sua Unità ma della Conferenza intera alla quale egli, con la sua Unità, appartiene.

  • Egli, per esempio, dovrà apprendere il fenomeno dei migranti all'interno della regione geografica che la sua Conferenza rappresenta. Egli, per fare un altro esempio, dovrà essere capace di partecipare allo speciale ministero dei Santuari Redentoristi all'interno della sua Conferenza, un ministero che cresce di importanza all'interno del moderno fenomeno della devozione religiosa popolare.

  • Soprattutto, egli saprà di appartenere e di partecipare volentieri alla missione di una Congregazione mondiale che accoglie seriamente la sfida di essere attenta ai segni dei tempi e prende decisioni apostoliche e vitali che rispondano in modo nuovo alla nostra vocazione alla missione.” (Doc. F.)

DOCUMENTI RECENTI E PUBBLICAZIONI
"IN COSTRUZIONE"
LE LINEE PER UN NUOVO PROFILO

        La proposta delle nuove Costituzioni e Statuti richiede un processo di trasformazione culturale e istituzionale, che coinvolge diverse generazioni e si realizza a lungo termine. Non basta la legge nuova, c'è bisogno innanzitutto di uno spirito nuovo. Per questo, i diversi Capitoli generali hanno fatto del tutto per sospingere la Congregazione sempre avanti nel cammino di rinnovamento che Dio ci propone, offrendo ad essa le linee principali di incisione di un nuovo profilo.

        Il nuovo millennio si è aperto con un forte richiamo ad una nuova Evangelizzazione della nostra società. I mezzi di comunicazione e le migrazioni hanno iniziato a cambiare fortemente le identità culturali, anche nella dimensione religiosa. Le istituzioni tradizionali hanno perso credibilità e forza d'attrazione. Abbiamo l'impressione che il mondo occidentale europeo e americano ricominci ad essere un punto di incontro di tanti popoli e culture diverse, che non lascia più spazio alle proprie tradizioni e culture secolari. Ed i paesi che ancora non hanno questa nuova invasione di popoli, sperimentano la frammentazione sociale, che colpisce le famiglie ed i gruppi sociali tradizionali. Insomma, è un pluralismo inevitabile, che provoca accoglienza oppure opposizioni radicali, perplessità e indifferenza, speranze e paure. Come fare l'annunzio esplicito, profetico e liberatore del Vangelo in questo nuovo contesto mondiale? Come essere Missionario Redentorista dinanzi a questa realtà?

        Il XXIV Capitolo generale del 2009, consapevole di queste sfide, ha lanciato un nuovo appello con il lemma: "Annunziare il Vangelo in modo sempre nuovo (San Clemente) - speranza rinnovata, cuori rinnovati, strutture rinnovate per la Missione". Sull'esempio e con le parole di San Clemente, il Capitolo chiede ai confratelli di annunziare il Vangelo come qualcosa di nuovo ossia come una bella novità, in grado di sorprendere e di accattivare. Come farlo?

        ECCO IL MODELLO DELLA NUOVA "SOTTANA" INVISIBILE CHE IDENTIFICHERÀ IL REDENTORISTA COME AUTENTICO EREDE DI SANT'ALFONSO DE LIGUORI. SIAMO SICURI CHE SARÀ LO SPIRITO SANTO A DISEGNARE NELLE NOSTRE ANIME QUESTO NUOVO PROFILO E SARÀ LA MADRE DEL PERPETUO SOCCORSO A CUCIRE QUESTA NUOVA VESTE, NELLA GIOIA DI VEDERE I SUOI FIGLI MISSIONARI "ANNUNZIARE IL VANGELO IN MODO SEMPRE NUOVO" E PROCLAMARE LE SUE GLORIE A TUTTA LA GENTE CHE ANCORA CERCA LA COPIOSA REDENZIONE DEL SUO FIGLIO E NOSTRO SANTISSIMO REDENTORE.
IL PROFILO 'REGOLARE'

        Il Capitolo generale del 1764 ha ripreso, purtroppo il dualismo falcoiano, cioè, i due fini dell'istituto: in primis, la santificazione dei membri nella vita religiosa interna e dopo il lavoro pastorale. Questa situazione è durata fino al rinnovamento del Concilio Vaticano II ed ha avuto il suo influsso sul profilo dei Redentoristi. Sia la mentalità di un grande formatore, come P. Passerat, che il lungo governo del suo discepolo P. Nicolas Mauron, hanno delineato il profilo del vero o genuino Redentorista come un uomo dell'osservanza regolare. Il criterio ultimo di appartenenza alla Congregazione sarà l'osservanza scrupolosa di tutte le regole scritte, al punto di si poter affermare: "Il  cristiano sarà giudicato dal Vangelo, noi Redentoristi saremo  giudicati  dalle Costituzioni". Anche se fedeli alla tradizione missionaria di Sant'Alfonso, per circa due secoli i Redentoristi sono stati condizionati dalla
UN PROFILO DA RIDISEGNARE

        Dobbiamo riconoscere che noi, Redentoristi, siamo in un processo di ristrutturazione. Sin dal Concilio Vaticano II, che ci ha spinti all'elaborazione delle nuove Costituzioni e Statuti, siamo in cammino di conversione, perché la nostra Vita Apostolica possa tradurre tutto ciò che lo Spirito chiede della nostra famiglia missionaria nei giorni d'oggi. Questo rinnovamento richiede un riscatto delle nostre origini ed una disponibilità creativa per affrontare nuove sfide.

Dentro questo nuovo contesto, come ridisegnare il profilo del Missionario Redentorista d'oggi e del futuro?

-    Innanzitutto, la ristrutturazione ci riporta alle origini della nostra Congregazione, perché infatti ci chiede una rifondazione, nel senso di tornare alle fonti. E sempre a partire dalle origini che saremo in grado di discernere e reindirizzare i nostri passi nella direzione giusta. Grazie ai nostri ricercatori, oggi abbiamo gli strumenti per fare questo viaggio a ritroso nel tempo, per conoscere il sogno di Sant'Alfonso e contemplare la vita della nostra prima comunità missionaria.

-    Comunque, un profilo attuale del Redentorista dipende anche dal Concilio Vaticano II. La nostra fede nell'azione dello Spirito Santo, che ha suscitato il Concilio e dopo ci ha regalato le nuove Costituzioni e Statuti, ci invita ad esaminare attentamente gli sforzi del rinnovamento che portiamo avanti da più di 30 anni, attraverso i Capitoli generali e tutte le iniziative missionarie.

-    E adesso, come una sintesi che ci lancia verso il futuro, siamo convocati ad "annunziare il Vangelo in modo sempre nuovo, con speranza rinnovata, cuori rinnovati e strutture rinnovate per la Missione". La ristrutturazione è un progetto che coinvolge tutta la nostra Vita apostolica e dovrebbe portarci a ricreare una nuova cultura redentorista e missionaria. La convocazione è ormai fatta. Adesso, dovremmo camminare insieme verso un solo traguardo.

        Crediamo che lo sguardo alle origini, la memoria degli ultimi decenni e le sfide del futuro ci offriranno le linee di un nuovo profilo del Redentorista. 


uno stile di vita e di rapporto, insomma, un carisma, che riveste non il corpo, ma l'anima stessa. Spesso, è il popolo a distinguere e a descrivere il nostro profilo attuale. Vediamo se è possibile mettere in parole le linee di questo profilo.

stati condizionati dalla cultura della regola. È davvero un profilo 'regolare'. Questo periodo ha visto la rapida espansione della Congregazione in tutti i continenti, e le Costituzioni del 1764, riconfermate nel Capitolo del 1855, hanno offerto ai Redentoristi di tutto il mondo un'identità e una cultura uniformi, fonte di sicurezza e di forza istituzionale.