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ANNO PER LA VOCAZIONE
MISSIONARIA REDENTORISTA


Roma, 2 febbraio, 2014 SEGF 2014/033
Giornata della Vita Consacrata
Nuovo Articolo per la Formazione Iniziale e Continua
Predicare il Vangelo Sempre Ed in
Modo Nuovo nello Spirito di S. Alfonso

Brendan J. Kelly, C.Ss.R
1 Charles, R. Christian Social Witness and Teaching, Vol. 1, (Wiltshire, UK, 1998), 247-248 – NB: Traduzione non originale, ma inserita dal Traduttore.
2 Rey-Mermet, T., Il Santo del secolo dei lumi, Sant' Alfonso de Liguori, Città Nuova, Roma, 1990, 153 (Testo italiano in www.intratext.com  nel sito www.santalfonsoedintorni.it).
3 J.M. Lasso de Vega, "S. ALFONSO - MISSIONARIO DEI POVERI Riflessione per il secondo centenario della morte del nostro Fondatore, "Communicanda 10" (Roma: Curia GeneraleC.Ss.R., 1987) n.5
4 Ibid- NB: Traduzione non originale, ma inserita dal Traduttore.
5 Incurabili era il nome dato all'ospedale di Santa Maria del Popolo, rifugio dei poveri e dei bisognosi, un nome dato ad ospedali simili, in quasi ogni città italiana, in quell'epoca. Venezia, per esempio, aveva il suo Incurabili in cui operavano, fianco a fianco, Francis Xavier ed Ignazio Loyola. Prima della perdita di quella causa, S. Alfonso aveva offerto aiuto a quest'istituzione per diversi anni.
6 F.Jones, Alphonsus de Liguori: The Saint of Bourbon Naples, 1696-1787 (Dublin: Gill and Macmillan, 1992) - NB: Traduzione non originale, ma inserita dal Traduttore .
7 Rey-Mermet, Theodule,  Il Santo del secolo dei lumi, Sant' Alfonso de Liguori, 156
8 Ibid., 152
9 Ibid., 152
10 Per un'ottima descrizione dello stile di vita del clero napoletano di Sant'Alfonso, vedere Jones, Alphonsus de Liguori, 58-59
11 Lazzaroni, prende il nome dal mendicante biblico Lazzaro. Essi erano una banda unica del proletariato urbano e anche leggenda in Europa. Vedere Jones, Alphonsus de Liguori, 61-62
12 Rey-Mermet, Theodule,  Il Santo del secolo dei lumi, Sant' Alfonso de Liguori, 229
13 Rey-Mermet, "The Founder", in The History of the Congregation, 99-142 at 105-106
14 J.M. Lasso de Vega, "S. ALFONSO - MISSIONARIO DEI POVERI, n.7

di fronte alle istituzioni,contro le pratiche tradizionali e le norme che schiavizzavano la coscienza individuale e la persona. Ma forse la cosa più significativa, fra tutte,  era che Alfonso soffriva nel vedere così molti poveri del tutto ignorati, specialmente da una Chiesa che non dava o non poteva dare loro quell'assistenza spirituale di cui avevano diritto per portare nelle loro vite, direttamente ed efficacemente, consapevolezza dell'Amore di Dio.

        Non ci sono dubbi sul fatto che tutti noi siamo a conoscenza del talento mostrato da  Alfonso durante la sua carriera come Dottore della Legge, e siamo anche a conoscenza di una sua perdita di un'importante causa, nel 1723, che lo aveva lasciato deluso della Legge, lo aveva portato lasciare l'aula di tribunale per non tornarci mai più, pronunciando le parole "Mondo,  ti ho conosciuto"[2] Tale evento negativo può essere descritto come il primo importante momento della conversione di Alfonso. Il suo abbandono delle corti di giustizia non dovrebbe essere preso semplicemente come un gesto causato dall'amarezza per la sconfitta né per un fatto di ambizione crollata. Commentando l'evento, Juan Lasso de la Vega ritiene che "Egli ricevette da Dio una illuminazione che provocò l'abbandono del mondo in cui viveva, e la delusione per una società che prometteva giustizia, ma che nello stesso tempo permetteva il trionfo dell'ingiustizia proprio nei palazzi del diritto."[3]  e aggiunge:

        "Non possiamo aspettarci da Alfonso una analisi critica della società, ma possiamo vedere nel suo atteggiamento una sensibilità critica che influì nella sua comprensione dell'ambiente sociale nel quale viveva. Egli ha percepito una ingiustizia e una corruzione che andava oltre il caso legale perso e che penetrava i costumi, le norme e i valori della società dominante dei suoi giorni" [4]

        Lasciando l'aula di tribunale, Alfonso aveva cambiato direzione nella sua vita e si era dedicato al lavoro tra i poveri dell'ospedale Incurabili [5]. Là Alfonso lavorava instancabilmente, rifacendo i letti, cambiando la biancheria, lavando i malati, imboccando i più deboli e svolgendo altri compiti che gli venivano richiesti dai pazienti geriatrici e dagli incurabili. Frederick Jones afferma che: "Era stato là che lui aveva sperimentato per la prima volta la vera felicità di trovarsi al servizio di Dio ed era stato proprio là, infine, che aveva ricevuto l'inconfondibile Chiamata di Dio al Sacerdozio" [6].  La notte del 29 agosto del 1723, Alfonso aveva udito il Signore chiamarlo due volte: "Lascia il mondo, e donati a me" [7]

        Questo sarebbe stato il secondo passo della conversione di Alfonso che lo aveva messo sul cammino verso il sacerdozio. Ma anche durante il seminario Alfonso aveva mostrato la sua attrazione verso i poveri. Come seminarista aveva frequentato ed aveva offerto aiuto nella sua prima missione parrocchiale. La scelta del luogo è significativa, poiché non si trattava di una parte ricca della città di Napoli. La Chiesa di S. Eligio Maggiore, infatti, era situata in una zona colpita dalla povertà. Nel 1720, i suoi sei o sette mila parrocchiani comprendevano alcuni degli elementi più disprezzati e temuti della Capitale. T. Rey-Mermet descrive quell'area come: "Purificandone un po' il tanfo pestilenziale, l'aria marina, malgrado i bastioni delle vicinissime banchine, si incuneava in questi "vicolini" formicolanti di oziosi, di affamati, di barcaioli, di commercianti, di contrabbandieri e di bambini nudi, nel baccano dei giochi, delle liti, delle grida per il pesce e degli schiaffi delle onde contro la riva" [8]

        Alfonso, durante la sua prima Missione, era molto di più che un semplice ed attento spettatore; nonostante fosse ancora un seminarista, era pienamente coinvolto, nel guidare le folle nei canti e nelle preghiere, nel visitare gli anziani e gli ammalati nelle baracche che essi chiamavano casa, e raggiungendo i duri di cuore e gli atei di tutta la zona. Rey-Mermet afferma: "Potrebbe essere un segno di Dio il fatto che egli sia stato inviato per la sua prima missione tra i più poveri, i più disprezzati, le briciole sociali e morali della sua gente." [9]

        Alfonso era stato ordinato sacerdote nel 1726, e non era soltanto un altro sacerdote in mezzo ad un numero sorprendente di sacerdoti a Napoli. [10] Come membro della Missione Apostolica egli aveva intrapreso l'attività di predicazione delle missioni, ma nonostante ciò, il suo zelo apostolico non era soddisfatto. Aveva trovato un ulteriore sfogo tra i poveri di Napoli, quelli che si facevano chiamare lazzari o lazzaroni. [11]

        Per Alfonso, c'era l'urgente necessità di un'istruzione organizzata in modo adeguato alle particolari necessità ed alla situazione dei lazzaroni, che erano per natura diffidenti verso il clero. In risposta, Alfonso, mostrando chiaramente  la sua abilità nell'immergersi nella cultura dei poveri, aveva ideato tale programma.

        Il movimento si era diffuso, ed erano numerosi i centri in cui i lazzaroni si riunivano tanto da esserci un numero insufficiente di sacerdoti o di seminaristi con l'interesse apostolico ad agire come cappellani. I catechisti laici erano l'unica alternativa. Alfonso assieme ad un gruppo di sacerdoti, con le stesse idee, aveva guidato un gruppo di catechisti con il compito di organizzare gli incontri là dove i sacerdoti non erano disponibili. Gli storici hanno dato a questo movimento laico il nome di Cappelle  Serotine o 'Cappelle Serali'. Le Cappelle Serotine erano diventate una caratteristica della vita cattolica in tutta la città, fornendo formazione religiosa e sviluppo generale agli elementi più abbandonati e svantaggiati della società napoletana. Rey-Mermet descrive l'impatto:

        "Le Cappelle serotine furono movimento di educazione di base, di miglioramento sociale e di risanamento dei costumi: aiuto reciproco e spartizione di beni tra poveri; di controllo su giochi, bisbocce, bevute e crapule, dove prima si consumava il poco denaro di casa; di nuova coscienza professionale in migliaia di domestici, artigiani, operai e commercianti; di lavoro invece del rubacchiare; di rosari e di opuscoli di meditazione sulle Massime eterne o sulla passione di Gesù Cristo al posto di pugnali e pistole consegnati ai confessori" [12]

        Tre aspetti delle Cappelle Serotine sono significativi: a) esse erano rivolte ai poveri, che nonostante non fossero esclusi dalle parrocchie, venivano messi ai margini dal ministero della Chiesa; b) ciascuno dei gruppi era diventato un centro di conversione ed una scuola di santità; c) le Cappelle rappresentavano l'apostolato di laici, svolto da laici e con guide laiche. La guida era un operaio, una persona povera come le altre, mentre il sacerdote era semplicemente un assistente. [13]

        Alfonso non aveva una prospettiva sociologica nell'organizzare queste persone, ma il suo lavoro nel Cappelle Serotine indica un'importante qualità, ossia, la sua prontezza nello sperimentare e nell'iniziare una nuova forma di evangelizzazione al servizio dei poveri. Alfonso era in grado di distaccarsi dal mondo della ricchezza e dei privilegi ed entrare in un altro mondo: quello della spiritualità abbandonata, abbandonata perché chi ne faceva parte era emarginato e non contava niente nella società in cui viveva. Per questa ragione, Lasso de la Vega conclude: "Non possiamo pretendere da Alfonso la comprensione e l'opzione dei poveri presente oggi nella Chiesa. Ma è evidente che Egli fece nella sua vita una reale opzione per i poveri ." [14]

prescegliere tra figli di Abramo, chi fosse per interessarsi per il loro bene". E se nessuno più degno di lui si fosse mosso, non era proprio questa la sua vocazione?" [15]

        Ci troviamo ora di fronte al terzo momento della conversione di Alfonso. I poveri e gli abbandonati delle campagne erano diventati la preoccupazione della sua vita. Per due anni aveva pregato e consultato altre persone sul suo futuro. Influenzato, tra gli altri, da Maria Celeste Crostarosa, Fondatrice delle Suore Redentoriste, S. Alfonso aveva fondato una Congregazione la cui particolare vocazione sarebbe stata quella di proclamare la Parola di Dio al popolo abbandonato delle aree rurali. E  così, il 2 novembre 1732, Alfonso aveva lasciato Napoli, simbolicamente, su un asino per ritornare a Scala e dedicarsi al compito di evangelizzare i poveri e gli abbandonati della campagna. Aveva finalmente trovato il popolo verso cui era stato chiamato a dedicare la sua vita e ad annunciare il Vangelo con tutta la sua forza. Rey-Mermet afferma: Alfonso " ha rotto con la sua classe e la sua cultura ed è disceso sul pianeta dei poveri privi di ogni aiuto"[16]  Seguendo l'esempio del Redentore, egli ha iniziato la sua missione incarnando se stesso tra gli abbandonati del suo tempo.

        Ora possiamo vedere il senso di distacco per S. Alfonso.Era parte della sua conversione-esodo da un mondo, verso una vita di impegno per un altro mondo. Era stato mosso dalla disillusione e da una totale rinuncia verso un tipo di società,per accettarne un'altro come luogo in cui poteva incontrare Cristo il Redentore.

        Nel processo della sua conversione, Alfonso aveva scoperto come Cristo si era incarnato per lui nel mondo dei poveri abbandonati.  Egli vedeva se stesso chiamato non per vedere Cristo nel povero, ma piuttosto per identificare se stesso con il Redentore "si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Cor. 8,9).

        Per Alfonso il povero era diventato un principio per comprendere l'Amore Redentore di Dio. Noi vediamo questo in molti dei suoi lavori ascetici. Nella sua Pratica di amare Gesù Cristo, per esempio egli scrive:
   
        "Ed oh con qual desiderio Gesù Cristo anela di venire all'anime nostre nella santa comunione! Ed acciocché facilmente ognuno avesse potuto riceverlo, volle lasciarsi sotto le specie di pane. Se si fosse lasciato sotto le specie di qualche cibo raro o di gran prezzo, i poveri ne sarebbero rimasti privi; ma no, Gesù ha voluto ponersi sotto le specie di pane che poco costa e da per tutto si trova, affinché tutti in ogni paese possan trovarlo e riceverlo.. " [17]

        La ricerca verso una risposta alle necessità dei poveri abbandonati, aveva indotto Alfonso a perfezionare la sua visione del mistero stesso di Redenzione: in Gesù e nella sua Missione noi troviamo la nostra identità.

        Quando Alfonso aveva scoperto coloro verso cui era stato chiamato, aveva messo tutte le sue forze ed il suo talento al loro servizio: Alfonso, lo scrittore e musicista, aveva composto semplici meditazioni e inni; Alfonso il teologo aveva ideato la "vita devota" ed aveva insegnato ai Confessori a portare misericordia e a non giudicare gli abbandonati;  Alfonso il predicatore aveva inventato uno stile semplice di predicazione e di rinnovamento della Missione; Alfonso Vescovo aveva nutrito gli affamati durante la carestia.  Ogni cosa in lui doveva essere unita per portare il Vangelo ai poveri abbandonati, come puntualizza Lasso de la Vega,

        "L'opzione preferenziale di Alfonso per i poveri non ammetteva esclusioni. Svolse il suo ministero al servizio di tutte le classi di persone: clero, religiosi, poveri e ricchi. In realtà si rese disponibile anche agli altri: ma fu unicamente per i più abbandonati, in quanto poveri, che Alfonso diventò il Fondatore. E proprio per essi intraprenderà la sua iniziativa più faticosa: fondare una comunità apostolica, la Congregazione del Santissimo Redentore." [18]

        E'importante notare che più che una esperienza mistica, l'esperienza che aveva mosso  Alfonso a fondare la sua Congregazione era stato proprio il suo incontro con i più abbandonati e il suo desiderio di rispondere alle loro necessità.

        Nel fondare la Congregazione, Alfonso si era reso conto che doveva adottare un nuovo approccio e trovare nuove strutture. Felix Catala ci dice che "La pratica della Chiesa, in quell'epoca lasciava spazio alla fondazione di nuovi Istituti, ma era necessario adottare una delle Regole tradizionali approvate [normalmente la benedettina o la francescana], mentre Alfonso insisteva su una nuova Regola."[19] Nonostante gli avessero detto che non sarebbe stato accettato, egli aveva perseverato. Nella regola originale che aveva fissato,  la cosiddetta Trascrizione Cossali, egli stabilisce le sua intenzione per la nuova Congregazione:

        "Il fine di questo Istituto è di formare una Congregazione di Preti secolari, viventi in comune  sotto il titolo del SS.mo Salvadore, [20]  soggetta alla giurisdizione de' Vescovi: l'unico intento della  quale sarà di seguitare l'esempio del nostro Salvadore Gesù Cristo in predicare a' poveri la divina  parola, come egli già disse di se stesso: 'Evangelizare pauperibus misit me…'" (Luca 4,18)  [21]

        Alfonso aveva in mente un modello specifico di vita religiosa che derivava dal modello e dalla mentalità monastica. La sua intuizione lo conduceva a lavorare con strutture che davano la possibilità di vivere di Redenzione, che credevano nell'Amore di Dio rivelato in Gesù Cristo, attraverso la sfida della risposta alle necessità dei poveri. Aveva continuamente sottolineato ai membri della nuova Congregazione che:

        "Colui che è stato chiamato alla Congregazione del Santissimo Redentore non sarà mai un vero discepolo di Gesù Cristo ne diverrà mai  santo se lui non tende verso l'obiettivo della sua vocazione e non ha lo spirito dell'Istituto che consiste nel salvare le anime, le anime più bisognose di assistenza spirituale, come i poveri della campagna." [22]

        Questo Amore per i poveri non era niente di più che l'Amore per il Redentore stesso, l'Amore che stava alla base della vocazione dei membri dell'Istituto:

        "Quando lui voleva esaminare se Pietro l'amasse, chiese soltanto se lui si dedicava alla salvezza delle anime: 'Simon, figlio di Iona mi ami? ' (Jn 21:15ss)… Lui non chiese di lui, come dice San Giovanni Crisostomo, penitenze, preghiera o alcuna altra cosa ma solamente se lui si prendeva cura delle sue pecore. … Gesù Cristo proclamò che accettava come fatto a lui tutto il bene che noi facciamo in favore del più piccolo dei nostri prossimi: 'In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40)" [23]

        Alla luce di ciò, Lasso de la Vega conclude che è chiaro che "seguire il Redentore e vivere per i poveri ha costituito sempre per Alfonso un'unica realtà sgorgata dalla sua esperienza viva e vitale. Ed è questo l'unico scopo della sua Congregazione." [24] Secondo quanto appena detto, si può affermare che S. Alfonso personifica veramente il tema scelto dal XXIV Capitolo Generale per guidare, oggi, la Congregazione, in modo da ristrutturare noi stessi per seguire gli obiettivi della Congregazione: 'Predicare il Vangelo in maniera sempre nuova, Speranza Rinnovata, Cuori Rinnovati, Strutture Rinnovate per la Missione". "Seguire il Redentore e vivere per il povero" è la sfida che continua e che si presenta non solamente ai Redentoristi, ma alla Chiesa Universale per continuare la Missione di quello stesso Redentore, nel mondo, profondamente cambiato, di oggi.
Alfonso il Fondatore:

        All'inizio del 1730, mentre era in vacanza con alcuni compagni, Alfonso si era trovato di fronte ad una nuova categoria di poveri; questi erano pastori, caprai ed altri abitanti rurali che vivevano nei dintorni della piccola città di Scala. Colpito dal loro isolamento e vedendoli abbandonati, egli aveva rivolto l'attenzione verso di essi, organizzando, anche in quella occasione,un catechismo e varie attività di devozione. Ma era giunto per lui il tempo di ritornare a Napoli e al suo lavoro nella Cappella Serotina. La sua persona appariva comunque cambiata. Rey-Mermet così descrive i cambiamenti di S. Alfonso:

        "Trascorse a Napoli i mesi di luglio e agosto con i suoi "parrocchiani", le sue Cappelle, i suoi penitenti, ma non era più lo stesso: non era ritornato del tutto da Scala. Non partì di certo col cuore da S. Maria de' Monti [come la parrocchia di Scala era conosciuta] né si lasciò addietro i suoi diletti Pastori, e Caprari. Considerando il loro bisogno ne piangeva, e pregava Iddio a voler prescegliere
15 Rey-Mermet, Theodule,  Il Santo del secolo dei lumi, Sant' Alfonso de Liguori, 271
16 Rey-Mermet, Theodule,  St. Alphonsus Liguori: Tireless Worker, 261 - NB: Traduzione non originale, ma inserita dal Traduttore.
17 "Pratica di Amare Gesù Cristo" in Opere Ascetiche, Vol. 1 (Roma: 1933, cap 2, p. 17), citato in F. Catala, "L'Opzione per il Povero e la Sfida per noi nel Vivere il Tema del Sessennio" (discorso non pubblicato dato al Mission Colloquium in Thailandia, Agosto 2007),
18 J.M. Lasso de Vega, "S. ALFONSO - MISSIONARIO DEI POVERI, n.14
19 Catalá, "The Option for the Poor", page 7 - NB: Traduzione non originale, ma inserita dal Traduttore.
20 Il nome originale della Congregazione era Congregazione del Santissimo Salvatore, più tardi cambiato dalla Santa Sede in Congregazione del Santissimo Redentore.
21 Regola primitiva nella trascrizione chiamata di "Cossali" da Gianfrancesco M. Cossali, Segretario del E.mo Cardinale Spinelli. Per prima volta viene definita la Congregazione a partire di Luca 4,18. Cfr Spicilegium Historicum, 16, (1968) 400-412 . Cfr Capone-Majorano, I Redentoristi e le Redentoriste,  Le Radici, Valsele, Materdomini, 1985
22 Sant'Alfonso de Liguori, Opuscolo III, Considerazione XIII in Opuscoli relativi allo stato religioso, (Roma: Tip. Della S.C. De Propaganda Fide, 1868) 94, citato da Catalá in "The Option for the Poor", 9
23 Sant'Alfonso de Liguori, Opuscolo III, Considerazione XIII in Opuscoli relativi allo stato religioso, (Roma: Tip. Della S.C. De Propaganda Fide, 1868) 94, citato da Catalá in "The Option for the Poor", 9
24 J.M. Lasso de Vega, "S. ALFONSO - Missionario dei poveri", n. 21

"nuove vittime" come i nuovi poveri 'creati' dall'attuale crisi finanziaria mondiale, con l'aumento dello sfruttamento di donne e bambini nell'industria del sesso, l'elevato numero di precari con pochi, se ce ne sono, benefici, e la realtà dei migranti clandestini che sollevano problemi seri sia per il Paese che lasciano, sia per i Paesi in cui essi desiderano vivere, e continueranno a sorgere nuove forme di povertà come conseguenza della crescente Globalizzazione, se si continuerà con l'attuale andamento delle cose. La povertà è sempre disumanizzante, quindi, qualunque sia la sua forma, costituirà sempre una sfida per chi, come noi, è impegnato nella "Missione di predicare l'Abbondante Redenzione".

        Guardando più in profondità, possiamo dire anche che, oggi più che mai, la società è frammentata e divisa in vari modi come l'etnicità, la razza, la casta, il genere, la cultura, la religione ecc. L'individualismo crescente sta sfasciando le comunità, comprese quelle religiose. Le famiglie stanno diventando sempre più disastrate. Quando gli individui nascono in particolari contesti di famiglie spesso sfasciate e disperse, crescono con vari fardelli psicologici, e molti rimangono vittime dei mali sociali come l'abuso di minori, la violenza carnale, la prostituzione, la violenza domestica ecc. "Ci sono tante persone, nel mondo di oggi, che sperimentano un senso di solitudine, di mancanza di rispetto e di accettazione di se stessi, molti hanno interiorizzato atteggiamenti negativi come rabbia diretta contro se stessi o contro gli altri, alcuni, poi, si lasciano andare alla droga, all'alcool o alla violenza. Tra tutti gli esempi citati, molti sono alla ricerca crescente della pace interiore." [25]

        Osservando la realtà del mondo di oggi, il termine che, a mio parere, meglio la descrive, è la parola "complessità". Tuttavia questo mondo complesso ha un profondo significato teologico per noi Redentoristi, in quanto non costituisce un qualcosa che va sopportato o evitato, ma una realtà che va contemplata attraverso gli occhi di Dio e amata come è amata da Dio. "Si tratta di una realtà che si trasforma in un'opportunità di seguire il Cristo più da vicino. Possiamo dire che per molti (sia uomini che donne) seguire Cristo non rappresenta soltanto qualcosa di opzionale - e meno che meno per il Religioso - ma un elemento che caratterizza l'essere discepolo." [26]

Una "nuova"Situazione Mondiale:

        Questo mondo, il mondo in cui viviamo oggi, ha visto un periodo di cambiamenti diverso da ogni altro, nella storia del genere umano. Nel dopo Seconda Guerra Mondiale abbiamo assistito al collasso degli imperi, alla nascita di numerosi nuovi stati nazionali, alla rapida innovazione nelle aree della tecnologia, nell'attività industriale e nell'assistenza sanitaria, nuovi prodigiosi modi di viaggiare e di comunicare, e così via. Tutto ciò ha portato con sé enormi benefici all'umanità, rendendo reale il termine di "Villaggio Globale".

        Comunque, insieme alla portata positiva di questi sviluppi, vi è anche un lato negativo! Infatti, mentre noi apprezziamo il bene che questo fenomeno, recentemente chiamato "Globalizzazione", ci ha portato,  dobbiamo però osservare un aspetto negativo di notevole importanza, poiché se è vero che, come risultato, si è prodotta molta ricchezza, è anche vero che questa è stata distribuita in modo disuguale, causando una distanza incolmabile tra ricchi e poveri. La Globalizzazione del mercato economico ha fatto nascere "nuove
25 ShaliniMulackal, pbvm, "Consecrated Life Today: Trend and Challenges in Society and Church", Paper presented at the National Consultation (India), organized by Steevani, Pune, 24-25 Gennaio 2009 - NB: Traduzione non originale, ma inserita dal Traduttore.
26 José Rodriguez Carballo, ofm, "Formation for Consecrated life in a period of Change". In Vidimus Dominum, www.vidimusdominum.org  - NB: Traduzione non originale,  inserita dal Traduttore.

31 Julma Neo, DC, "The Witness of Consecrated Life in ASIA Today, "Federation of Asian Bishops" Conferences Paper No. 92b, gennaio 2010 - NB: Traduzione non originale, ma inserita dal Traduttore.
32 Ibid.
33 NB: Traduzione non originale, inserita dal Traduttore.  Caminando  desde Cristo, (Walking from Christ),Rome 2002, 15
27  "Messaggio del XXIV Capitolo Generale", 9

Una Risposta Redentorista nello Spirito di Sant'Alfonso

        Quali sono allora queste nuove situazioni di missione  che  necessitano di urgente evangelizzazione  e quali sono le nuove strutture necessarie per rispondere a queste nuove situazioni? In altre parole, quale è il contesto in cui, come Redentoristi, possiamo oggi compiere la nostra Missione? Penso che si possa essere d'accordo, in generale, che il nostro mondo contemporaneo presenta quattro particolari elementi caratterizzanti:

1.    Globalizzazione
2.    Secolarizzazione
3.    Una distanza sempre più ampia tra il ricco
       e il povero
4.    La realtà di pluralismo religioso

        Ciascuno degli elementi menzionati, del mondo contemporaneo, ha il suo proprio aspetto tipico che molto spesso differisce da luogo a luogo. Cio che vorrei dire, comunque
comunque, è che ciascuna di queste quattro caratteristiche si trova  in ogni parte del mondo in cui noi, come Redentoristi, viviamo e  svolgiamo il nostro ministero. Padre Francis Jeyaraj Rasiah, Superiore Provinciale dei Gesuiti in Sri Lanka, puntualizza:

        "La Chiesa deve fare attenzione a questa situazione così cambiata e deve creare nuovi tipi di ministero che siano in grado di rispondere al nuovo contesto per aiutare le persone ad affrontare questa situazione sconosciuta e minacciosa. Le nostre pratiche religiose tradizionali vanno revisionate e rese più dinamiche per rispondere alle necessità dei nostri giovani, di coloro che hanno una vita segnata e che sono emigrate in altro paese, dei  poveri, dei bambini, ecc". [28]

        Questo è esattamente quello che Alfonso, agli inizi del XVIII Secolo, aveva fatto a Napoli e nella Regione circostante, cercando nuovi e dinamici modi per arrivare alla gente del suo tempo al fine di aiutarla a cavarsela in una situazione di vita che era sconosciuta e minacciosa. Allora, in che modo dobbiamo noi rispondere, oggi? Tenendo in mente i quattro elementi indicati precedentemente, credo che, come Redentoristi, ci troviamo di fronte alla sfida di intraprendere la nostra Missione nel mondo di oggi con  metodi veramente speciali.

        In relazione alla Globalizzazione, come uomini religiosi gravati dal compito di essere profetici, necessitiamo di comprendere sempre più la nostra Missione sul piano opposto alla cultura. In particolare,dobbiamo esaminare in che modo noi, come Redentoristi, testimoniamo la verità di ciò che proclamiamo. Inoltre dobbiamo richiamare alla mente le parole di Paolo VI nell'Evangelii nuntiandi: "L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri…o se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni" [29] Non penso che sia una esagerazione dire che la vita religiosa, in generale, sia in uno stato di crisi. Spesso le delibere del nostro Generale e dei Capitoli Provinciali che riflettono un alto grado di radicalismo e scelte ardue, rimangono solamente sulla carta, per molti di noi. Se siamo onesti con noi stessi, dovremmo concordare che molti di noi sono protetti in zone confortevoli di sicurezza, e ciò ci ha portati ad un certo cinismo e disillusione. L'assai diffuso malessere dell'Individualismo, del Consumismo e del Carrierismo ha profondamente indebolito lo spirito d'impegno e di disponibilità per molti di noi. Possono essere degne di considerazione le parole di Chittister: "Francesco di Assisi era uno scandalo; Teresa di Avila era uno scandalo; Mary Ward era uno scandalo; Madre McAuley era uno scandalo; Benedicta Riep era uno scandalo; Charles de Foucauld era uno scandalo; Vincenzo de Paul era uno scandalo. Alfonso era anch'egli uno scandalo. Noi, d'altra parte, siamo divenuti i più corretti di coloro che sono corretti. Noi scandalizziamo solo poche persone, meno di quante sarebbero necessarie." [30] Possiamo negare ciò? Possiamo cambiare?

28 Francis JeyarajRasiah, S.J., "Consecrated Life Today: Trends and Challenges in Society and Church". Discorso fatto al Congress of Religious Meeting, tenutosi nelle Filippine, accessibile a: www.aops.org/art/art-jeyarajl.htm  - NB: Traduzione non originale, ma inserita dal Traduttore.
29 Paolo VI, Evangeliinuntiandi (1975), 41
30 ShaliniMulackal, pbvm, "Consecrated Life Today"  - NB: Traduzione non originale, ma inserita dal Traduttore.

        Ritornando alla Secolarizzazione, va detto che si è sviluppata silenziosamente per molti anni, e poi, come per la Globalizzazione, nessuna parte del mondo fugge alla sua influenza. Mentre vediamo che l'influenza della religione e della Fede è stata compromessa e spinta ai margini, niente emerge al suo posto. Laddove, nelle precedenti generazioni, Fede e Religiosi fornivano un senso di legame profondo per molti popoli, oggi le persone si trovano da sole, emarginate, e spesso non sono materialmente povere. Possono essere più o meno benestanti, economicamente sicure, ma profondamente insicure e timorose. Queste persone mancano di ogni tipo di pace interiore, e questo è particolarmente vero per i nostri giovani. Un esame approfondito della cultura giovanile in molte parti del mondo rivelerà che molti giovani, escluso il sentimento, fanno ricorso all'uso di droga, di alcool e di altre forme di abuso come mezzo per affrontare la pressione a cui si trovano sottoposti e, troppo spesso ciò finisce col prendere la loro stessa vita. Sfortunatamente, sebbene nella Chiesa e nella Comunità dei Credenti, molti dei quali si sentono esclusi e sono sgraditi per una ragione o un'altra, esistono persone, credo, che sono come quelle che sono indicate nello Statuto 012 delle nostre Costituzioni e Statuti: "Coloro che non accettano come "buona novella" il messaggio della Chiesa". In questo contesto, la Missione, per noi Redentoristi, richiede che si cerchi attivamente e si arrivi a questa gente e a questi gruppi con la compassione rivelata nella persona di Gesù, quella compassione che lo ha indotto a rivolgersi alla donna caduta in adulterio e alla donna Samaritana. In che modo possiamo fare ciò? Chiaramente ciascuna unità apostolica dovrà trovare il proprio modo di agire, ma rimane il fatto che queste persone sono lì e necessitano della nostra presenza e supporto.

        Mentre il processo di globalizzazione può aver trasformato l'orizzonte di alcuni Paesi, non ha, comunque, alterato il lato spiacevole della povertà in molti altri, ma al contrario, ha aumentato la differenza tra ricchi e poveri. La Globalizzazione del mercato economico ha fatto nascere "nuove vittime" (p.e. i "nuovi poveri" 'creati' dalla recente crisi finanziaria, persone affette da AIDS/HIV,  prostituzione minorile, bambini che vivono sulla strada, lavoro minorile, immigrazione clandestina) e ha ulteriormente compromesso l'equilibrio ecologico del nostro pianeta. I poveri e le realtà della loro vita hanno influito in modo significativo sulla vita consacrata nella Chiesa, specialmente nell'era del post-vaticano II. Per noi, la realtà del povero è diventata l'ottica per reinterpretare il nostro Carisma, inducendo ad una radicale revisione e rinnovamento della vita. Spesso tale impegno è partito con tentavi più coscienziosi verso una maggiore esposizione ed immersione nel mondo dei poveri. Illuminata dalla luce del Vangelo e del nostro Carisma, nelle sessioni dedicate al rinnovamento o nelle delibere del Capitolo, questa esperienza con il povero ha portato  alla revisione di lavori, di stili di vita, di strutture e di programmi di formazione. Nel nostro ministero questa rilettura del carisma attraverso l' "ottica del povero" ha prodotto cambiamenti importanti: dal lavorare per gli emarginati a stare con  essi, essere evangelizzati da essi, ricevere da essi, e lavorare con  essi.

        Ma il processo non è stato facile. Come la Chiesa in generale, anche noi abbiamo combattuto per liberarci dal peso di essere associati con i ricchi - o almeno con la classe media. "Il voto di povertà non è più un valore testimoniale in molti paesi. Le nostre proprietà materiali ci allontanano dai poveri ai quali veniamo chiamati ad annunciare la Buona Novella" [31] . E anche coloro che sono riusciti ad orientare nuovamente  se stessi verso i poveri, hanno sperimentato delle difficoltà nel mantenere questo impegno. E' stato notato un genere di "addomesticamento degli elementi militanti" tra i religiosi o un raffreddamento della "passione per il povero" che ha caratterizzato gli anni '70 e gli inizi degli anni '80. "La vittoria della democrazia liberale, segnata dal crollo di vari regimi socialisti e l'idealizzazione della tecnologia amplificata da attivisti sociali come se avesse tutte le risposte alle domande, parlano di questo fenomeno." [32]  Come già è stato detto, si continueranno a creare nuove forme di povertà sulla scia della crescente globalizzazione, se si continuerà con le tendenze attuali. Qualunque sia la sua forma, creerà sempre una sfida per noi religiosi che siamo impegnati in "una Missione per promuovere la pienezza di vita e la Piena Redenzione". Come Redentoristi, oggi, siamo chiamati a continuare la nostra tradizione di focalizzare la nostra Missione sul povero e sul più abbandonato. Ciò ci è detto in modo molto chiaro nello statuto 09b: I Redentoristi non possono lasciare inascoltato il grido dei poveri e degli oppressi, ma devono  cercare tutti i mezzi per venire in loro aiuto, facendo sì che essi con le proprie forze possano superare  i  mali che li affliggono. Non manchi mai nel proclamare la parola di Dio questo elemento essenziale  del  Vangelo. In altre parole, un componente fondamentale della nostra Missione oggi deve esser un impegno di solidarietà, che dona la vita, con il povero e lo svantaggiato, e ciò viene sottolineato dal terzo dei Principi guida della Ristrutturazione: La ristrutturazione per la missione dovrà cercare ed accompagnare i più abbandonati, specialmente i poveri.

        Trent'anni fa', Hans Küng, aveva scritto " Non vi può essere pace tra le nazioni senza pace tra le religioni; nessuna pace tra le religioni senza dialogo tra le religioni; e nessun dialogo tra le religioni senza una ricerca nei fondamenti teologici" [33]. Queste parole, oggi, mostrano quanto mai una maggiore rilevanza e sfida. Lasciatemi iniziare con un tipico esercizio di Sant'Ignazio Loyola ed immaginiamo noi stessi con la Trinità, che osserviamo, con lo sguardo rivolto in basso verso la Terra, in che modo si è aperto il terzo millennio del Cristianesimo. Che cosa vediamo? Più di sei miliardi di esseri umani - alcuni maschi, alcuni femmine; alcuni ricchi, alcuni poveri; alcuni asiatici, alcuni africani, alcuni americani ed alcuni europei; alcuni cristiani (1,9 miliardi), alcuni musulmani (1 miliardo), alcuni indù (3/4 miliardi), alcuni buddisti (341 milioni), alcuni seguaci di nuovi movimenti religiosi (128 milioni), alcuni appartenenti a religioni tradizionali (c. 200 milioni), alcuni ebrei (14 milioni); alcuni agnostici o di nessuna Fede religiosa (1,1 miliardi). Dobbiamo sicuramente chiederci quale significato ha per le nostre vite e la nostra testimonianza come discepoli di Cristo, questo ricco pluralismo etnico, culturale e religioso che caratterizza oggi il mondo di Dio e, in che modo dovremmo rispondere al razzismo, al pregiudizio culturale, al fondamentalismo religioso, all'evidente intolleranza e al crudo odio che così segnano e guastano le relazioni tra popoli di differenti religioni, culture ed etnie nello sfondo del mondo odierno? Mentre scriviamo questo documento, giornali e notiziari sono pieni di resoconti di violenza da tutto il mondo in risposta ad un film (Innocenza di Musulmani) che rappresenta l'Islam in una luce negativa. Come Redentoristi, che vivono ed operano in tutti i continenti, non possiamo aiutare, ma incontrare la realtà del pluralismo religioso che non possiamo ignorare. Negli ultimi anni, lavorando in Asia, culla di tutte le grandi religioni mondiali e luogo in cui i Cristiani si trovano in minoranza, non è mai sbagliato stupirsi ad una giusta quanto piccola attenzione da dare a questa realtà. Se noi abbiamo prestato attenzione alle parole di Kung, è imperativo che noi riflettiamo su come possiamo rispondere, nella nostra Missione, a questa realtà pressante. Come possiamo nel lavoro, impegnarci e promuovere l'unità nella diversità? Il numero 6 dei Principi  Guida per la Ristrutturazione ci sfida su questo punto: Parte vitale della nostra missione, sia nel passato che nel nostro tempo, è la riflessione teologica radicata nella esperienza spirituale e pastorale. Nella sfida della Ristrutturazione per la missione oggi, si rende necessario un nuovo dispiegamento delle nostre risorse teologiche. Sicuramente il problema del pluralismo religioso è uno dei problemi teologici più scottanti del nostro tempo e merita la nostra attenzione.

Conclusione: Formazione per il Rinnovamento

        Mi era stato chiesto di scrivere una riflessione sul contesto della formazione, e nel fare ciò sono stato guidato da una convinzione importante: la formazione è un viaggio, ma un viaggio che dura il  tempo della vita. La formazione non si riferisce solamente agli anni in cui ci prepariamo per la prima professione o la professione perpetua, come il documento, Walking from Christ [34] , riporta espressamente. La formazione è piuttosto qualcosa di interminabile, o meglio ancora, qualcosa che inizia con la Chiamata del Signore e termina con la visita della "Sorella Morte Corporale". Ciò è stato affermato anche da Giovanni Paolo II  "E' chiaro che, proprio per il suo tendere alla trasformazione di tutta la persona, l'impegno formativo non cessa mai. Occorre, infatti, che alle persone consacrate siano offerte, sino alla fine, opportunità di crescita nell'adesione al carisma e alla missione del proprio Istituto." [35]

        Lo stesso documento, Vita Consecrata, descrive la formazione come una "progressiva assimilazione dei sentimenti di Cristo" [36] . La formazione è semplicemente "essere convertiti" [37] trasformando la mente ed il cuore come la mente ed il cuore di Cristo. La formazione è un processo dinamico di crescita in cui ciascuna persona apre il suo cuore al Vangelo durante la quotidianità, impegnando se stessi ad una conversione continua alla sequela di Cristo con una sempre maggiore fedeltà al suo carisma. "Conversione" è qui chiaramente la parola chiave e a questa ci rimanda la Decisione del XXIV Capitolo Generale: la Ristrutturazione per la missione è una chiamata alla conversione e ad un rinnovamento profondo della nostra Vita Apostolica in tutte le sue dimensioni (1.3) … La conversione missionaria è una sfida per ogni Redentorista indipendentemente dall'età (1.5).

        Questa Conversione Missionaria, che trasforma le nostre menti e i nostri cuori in accordo alla mente ed al cuore di Cristo, a farci accorrere verso le gioie e le sofferenze dei nostri fratelli e sorelle, l'uomo e la donna di oggi. Ci permette anche di porre noi stessi all'interno di una "realtà che cambia più volte a ritmo frenetico" [38]. Ci permette "non solo di fornire risposte in un'epoca di cambiamenti - come molti di coloro che abbondano nella storia dove si cercano novità superficiali  - ma anche ad un tempo di cambiamento, in un'epoca storica in cui i cambiamenti sono così complessi ed rapidi che non è facile trovare il modo di andare avanti." [39]. Dovrebbe essere una conversione piena di bontà e empatia verso il mondo così come Dio lo ama e lo giudica (cf. Gv 17,9). Dovrebbe infonderci una veduta che non ci fa smettere dal proiettare una vista positiva ed evangelica che riguarda il contesto e le culture in cui ci troviamo, mentre scopriamo le opportunità di Grazia senza precedenti che il Signore ci offre. Questa Conversione Missionaria dovrebbe aiutarci a "salpare" [40] e scavare senza paura nel nuovo Areopago . Finalmente, questa Conversione Missionaria ci aiuterà " a lasciare luoghi e usi familiari per opportunità missionarie nuove e profetiche per seguire l'esempio di Sant'Alfonso nel suo esodo da Napoli verso gli abbandonati poveri di Scala." (Messaggio  del  XXIV Capitolo Generale, 10).
34 Vita Consecrata (1996), 65
35 VC, 65
36 VC, 109
37 Caminando desde Cristo, 15
38 José Rodriguez Carballo, Formation for Consecrated Life in a Period of Change - NB: Traduzione non originale,  inserita dal Traduttore.
39 Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Novo Millenio  ineunte, Roma 2000,1
40 Vita Consecrata, 96-99
Questioni per discutere in "workshop" o in dibatito

        1. "Anche noi viviamo in un'era complessa, in un tempo di transizione. È un tempo che richiede nuove risposte. Se ci rivolgiamo alla nostra fondazione, è là qualcosa dall'esperienza di Alfonso che può esserci d'aiuto su come rispondiamo alle realtà di oggi? "
Quali, nella Sua Unità/Conferenza, sono le caratteristiche della complessità dell'era in cui viviamo? In quale maniera sono visualizzate queste caratteristiche dai candidati nella formazione?

        2. "Alfonso non ha avuto una prospettiva sociologica nel organizzare la gente, ma il suo lavoro delle Cappelle Serotine indica una qualità importante, vale a dire, la sua abilità per innovare e iniziare una nuova forma di evangelizzazione al servizio dei poveri".

        Alfonso fu un uomo che ebbe la capacità di adattarsi alle circostanze in cui si trovò. Come Redentoristi questa capacità di adattarsi diventerà sempre più importante per noi dedicati al ministero in un mondo ogni volta più complesso. Come prepariamo i nostri formandi per una tal adattabilità?

        3. È utile considerare le parole di Chittister. "Francesco d'Assisi fu uno scandalo; Teresa di Avila fu uno scandalo; Mary Ward fu uno scandalo; la madre McAuley fu uno scandalo; Benedicta Riep fu uno scandalo; Charles de Foucauld fu uno scandalo; Vincenzo di Paoli è fu uno scandalo [Alfonso fu uno scandalo]. D'altra parte, siamo diventati i più decenti degli decenti. Scandalizziamo poco, e meno ai potenti". Possiamo negare questo? Possiamo cambiare questo? Come risponderebbero i nostri formandi a questo commento?

        4. Come Redentoristi, oggi si chiede che continuiamo la nostra tradizione focalizzando la nostra missione nei poveri e i più abbandonati.   Questo è molto chiaro nello Statuto 09b:   I Redentoristi  non  possono lasciare inascoltato il grido dei poveri e degli oppressi, ma devono cercare tutti i mezzi  per  venire in loro aiuto, facendo sì che essi con le proprie forze possano superare i mali che li  affliggono. Non manchi mai nel proclamare la parola di Dio questo elemento essenziale del Vangelo.    In altre parole, un componente essenziale della missione per noi oggi deve essere l'impegno di solidarietà che da la vita ai poveri e agli abandonati.   Questo è sottolineato dal Principio 3 dei Principi guida della Ristrutturazione: La Ristrutturazione per la missione deve cercare e accompagnare i più abbandonati, particolarmente i poveri. 

        Discuta questo alla luce della sua esperienza come formatore nella sua Unità/Conferenza. Come prepariamo i nostri candidati per "cercare e accompagnare i più abbandonati, particolarmente i poveri?

 
"IN COSTRUZIONE"
Introduzione:

        Ho il piacere di iniziare questa riflessione tornando indietro nel tempo alla Fondazione della nostra Congregazione all’inizio del XVIII Secolo. Era un’epoca complessa, un tempo di transizione. La Riforma Protestante del secolo precedente aveva lacerato il mondo cristiano. Per più di un secolo la guerra era all’ordine del giorno, e nel mezzo di tale caos, le strutture che avevano assicurato un certo livello di protezione per i poveri e per i bisognosi erano state compromesse e, come sottolinea Roger Charles, “La solidarietà di base del villaggio e della città medievale, che garantiva la individuazione dei problemi e l’organizzazione degli sforzi sociali per combatterli, era ormai crollata [1]. Era un’epoca nuova che esortava a nuove risposte. Anche noi viviamo in un’era complessa, un’epoca di cambiamenti che esorta a dare nuove risposte. Se guardiamo indietro alla nostra fondazione, c’è qualcosa nell’esperienza di Sant’Alfonso che può essere di aiuto per noi nel rispondere alle realtà di oggi?
Caro confratello,

Saluti dal Segretariato Generale per la Formazione.

In quest’anno dedicato alla vocazione missionaria, come progetto a sostegno della formazione, abbiamo deciso di inviare periodicamente ai formatori alcuni articoli scritti da vari confratelli Redentoristi. Questi confratelli condividono la loro esperienza in modo fraterno, come servizio ai formatori e al programma di formazione Redentorista.

Questo primo articolo è stato scritto da P. Brendan Kelly e porta il titolo: Predicare il Vangelo sempre in modo nuovo nello spirito di S. Alfonso. Il testo originale è in lingua inglese, è scritto in un linguaggio chiaro e diretto, ben documentato, con la citazione di risorse al servizio di ulteriori letture. Offriremo questi articoli nelle tre lingue ufficiali della Congregazione. Cogliamo l’occasione per ringraziare P. Brendan Kelly e tutti coloro che hanno contribuito alla traduzione e revisione dei testi in italiano e spagnolo. É anche disponibile la traduzione in francese.

L’articolo può essere usato per la lettura privata o per la riflessione da parte di un gruppo. Dopo l’articolo ci sono alcune domande, che ci auguriamo possano essere utili a stimolare la riflessione sul tema principale dell’articolo. Queste domande possono servire per la discussione, un workshop, come guida o schema per presentazioni audio/video ecc. o in altro modo che riterrete opportuno. L’unico limite in tal senso è la vostra creatività.
Ancora una volta il nostro saluto va ai formatori e a tutti coloro che collaborano con loro. In modo particolare vorremmo rivolgere una parola di incoraggiamento per il cammino di tutti i nostri studenti e altri candidati in formazione e ai collaboratori laici. Sperando che il presente contributo vi sia utile.

Con fraterno saluto,

Segretariato Generale di Formazione Redentorista
allineati alla nostra identità di figli di Sant'Alfonso, inviati a continuare la Missione di Gesù di predicare la Buona Novella ai poveri, specialmente ai più abbandonati. Durante i Capitoli Generali, le Riunioni Regionali, e gli Incontri dei Segretariati, si può percepire una certa inquietudine verso il nostro dinamismo apostolico come Congregazione. Ciò è molto ben espresso nelle parole dell'Instrumentum  Laboris del XXIV Capitolo Generale (2009) "ci chiediamo se abbiamo perso incisività in termini di  liberazione, di salvezza della persona umana in senso totale, di promozione dei diritti fondamentali  alla  giustizia e alla libertà (Cost. 5), ecc. Forse c'è una confusione sul senso della nostra Missione e  agitazione di fronte alle nuove sfide apostoliche (migranti ed itineranti, pregiudizi, xenofobia, l'"esclusione" dei poveri, ecc.). Per alcuni c'è una reale preoccupazione che l'aspetto profetico della  nostra vocazione Redentorista venga ignorato o compromesso. Siamo arrivati a stabilirci in luoghi e  strutture in cui il nostro lavoro non è più missionario, non rispettando quanto riportato nella Cost. 15?  Ci siamo chiesti se abbiamo rinunciato a porci e a rispondere a domande scomode e inquietanti, come  'dove vuole Dio che andiamo a vivere?' o 'chi sono i poveri abbandonati?" (cfr  Instrumentum laboris Cap. Gen XXIV, 2009, n. 29, Dinamismo pastorale).

        La decisione del XXIV Capitolo Generale del 2009, di sottolineare un processo di ristrutturazione nella Congregazione, così come l'adozione del tema Predicare il Vangelo in maniera sempre nuova, Speranza Rinnovata, Cuori Rinnovati, Strutture Rinnovate per la Missione per guidarci in questo processo, costituisce, a mio avviso, il lavoro dello Spirito che ci guida per rispondere ad alcune di queste difficili domande.

        "Nella missione della Chiesa noi ci caratterizziamo per l'evangelizzazione in senso stretto unita  alla scelta in favore dei poveri' (Cost. 5). Vogliamo essere fedeli alla nostra tradizione di annunciare in  maniera sempre nuova il Vangelo. In questo momento siamo pienamente consapevoli di nuove  situazioni di missione che hanno bisogno di evangelizzazione. Abbiamo indicato alcune di queste  situazioni nelle nostre Decisioni Capitolari. C'è bisogno di strutture nuove per annunciare in maniera  nuova oggi il Vangelo e rispondere alle nuove aree di urgenze pastorali." [27]

Alfonso e la "nuova" situazione mondiale:

        Alfonso aveva vissuto proprio durante l'epoca di transizione tra la fine della visione medievale europea e l'inizio della modernità,  specialmente nelle sue manifestazioni filosofiche, economiche e politiche. Era un uomo dei suoi tempi, quindi è importante che non gli facciamo dire cose che non ha detto. Tuttavia, aveva una visione di come le cose possano essere differenti e apprezzava maggiormente ciò che era positivo in quella nuova epoca. Aveva valutato, per esempio, l'importanza della ragione nelle argomentazioni teologiche. Aveva combattuto per il rispetto e la stima delle persone
Otri Nuovi per Nuovo Vino:

        Proprio come Alfonso, noi stiamo vivendo in un periodo di transizione, tra quello che è stato inteso come "modernismo" e quello, per definirlo con un termine migliore, che viene chiamato "post-modernismo", e proprio come Alfonso, che era stato inspirato a fondare la Congregazione per rispondere alle necessità della nuova era in cui viveva, oggi noi siamo chiamati a "rifondare" noi stessi come Congregazione, con "cuori rinnovati" e "speranza rinnovata" che ci permetterà di fondare "nuove strutture per la nostra missione"in modo che possiamo "predicare il Vangelo in maniera sempre nuova" in questo mondo complesso.

        Questa "Chiamata" diventa evidente riesaminando con attenzione i più recenti Capitoli Generali, iniziando con quello del 1991. E' chiaro come sia emerso un convincimento su una maggiore necessità di aiutarci ad operare con la complessità della vita e della società moderna, essendo nello stesso tempo allineati